
Ci sono storie di cronaca così famose e mediaticamente forti da riuscire a oscurarne altre. È il caso del rapimento a Roma di Paul Getty III, nipote dell’omonimo magnate del petrolio, per il quale i rapitori nel 1973 chiesero inizialmente diciassette milioni di lire, per poi ottenerne “solo” tre, non prima di aver tagliato al giovane un orecchio.
Quel caso scosse profondamente l’Italia e ancora oggi riecheggia nella memoria di chi in quegli anni c’era. Eppure, non molti sanno che quello fu solo uno dei tanti rapimenti di ricchi rampolli che segnarono l’alta borghesia italiana negli anni Settanta, nel pieno degli anni di piombo.

A ridare voce a quelle storie oscurate dalla fama di una sola sono Nando dalla Chiesa e Marco Rampoldi con il progetto, nato dieci anni fa.
In scena il 16 e il 18 gennaio nella Scatola Magica del Teatro Strehler del Piccolo di Milano, lo spettacolo si articola come un lungo e suggestivo monologo interpretato da Lucia Marinsalta nei panni di Cristina Mazzotti, figlia diciottenne di un imprenditore lombardo, rapita nel giugno del 1975 in provincia di Como e trovata morta – a riscatto pagato – un mese dopo, in una discarica dove i rapitori si erano sbarazzati del corpo.
In 5 centimetri d’aria la storia di Cristina si intreccia con quella degli altri “figli rapiti”, giovani come lei, colpevoli solo di essere nati in famiglie ricche e per questo diventati bersagli della ’ndrangheta che, nella sua ascesa criminale negli anni Settanta, decise di arricchirsi andando a caccia dei rampolli dell’imprenditoria del Nord Italia.
Nel buio della Scatola Magica, dalla Chiesa e Rampoldi provano a immaginare cosa Cristina abbia pensato, provato, sognato in quel mese di prigionia, in fondo a una buca dove poteva a malapena stare seduta. Marinsalta è intensa, vibrante: guarda il pubblico negli occhi e lo ferisce, lo umilia, quel pubblico che ricorda Paul Getty ma ha dimenticato tutti gli altri figli che la ’ndrangheta, nella sua ferocia, ha stroncato.
Se sono dieci anni che 5 centimetri d’aria continua a raccontare questa storia, è per la sua forza, per il suo coraggio, per il dolore e la vergogna che riesce a evocare. E Lucia Marinsalta è l’interprete perfetta per restituire a Cristina non solo la voce, ma anche quel poco di leggerezza che una ragazza di diciott’anni merita di avere.














