La neve della Lapponia non nasconde le bugie

“Lapponia-Risate e bugie sotto la neve”. Tre repliche al San Babila

Lapponia Ph Maria Letizia Avato
Lapponia Ph Maria Letizia Avato

Al termine della commedia al Teatro San Babila di Milano, gli attori fanno un piccolo sondaggio tra il pubblico per alzata di mano. Chi si schiera dalla parte della bugia e chi da quella della verità? Il risultato è incerto. Forse c’è una leggera prevalenza di chi opta per la bugia e, d’altra parte, chi sceglie la verità è possibile che menta. Il problema, comunque lo si analizzi, è irrisolvibile perché ci troviamo su un terreno estremamente scivoloso.

Potremmo dire anche che esistono bugie e bugie. E quello che conta è prima di tutto lo scopo che si vuole raggiungere dicendole. Quelle tenere e magiche come l’esistenza di Babbo Natale o della Befana servono ad alimentare la fantasia dei bambini finché dura, nascono da tradizioni antiche e alla fine non creano troppi problemi.

Altre, quelle pietose (sulla gravità della malattia di un parente) o diplomatiche che riguardano magari l’intimità delle persone (come nella commedia il ricorso all’inseminazione, o pratiche onanistiche) sono le cosiddette bugie bianche, a fin di bene, per proteggere qualcuno o evitare di ferirne i sentimenti. Poi ci sono quelle omertose, per creare realtà fittizie e manipolare gli altri e sono forse le meno giustificabili.

Insomma, siamo circondati da bugie. Quelle che diciamo noi e quelle che dicono gli altri. E per tutte siamo capaci di trovare una motivazione, una spiegazione che ci salva dalla accusa di essere ipocriti.

Lapponia Ph Maria Letizia Avato
Lapponia Ph Maria Letizia Avato

Le bugie, quindi, sono utili ma anche pericolose. Perché come vediamo nella commedia possono minare la fiducia, la credibilità, la coerenza e, in certi casi, non aiutano gli altri a crescere e a confrontarsi con la realtà. Senza dimenticare il vecchio detto, cioè che le bugie hanno sempre le gambe corte.

Ma la commedia, ambientata in Lapponia – scritta da Marc Angelet e Cristina Clemente, nella versione italiana di Pino Tierno e sotto la regia di Ferdinando Ceriani – ci scherza sopra, anche quando la critica coinvolge interi popoli: quelli del sud Europa sarebbero più bugiardi (e quindi disonesti) di quelli del Nord. Le due coppie in scena, comunque,  si confronteranno tra loro, venendo anche alle mani, per difendere le loro tesi sempre scomode da sostenere e strappano applausi e qualche risata.

Gli attori, Sergio Muniz, Miriam Mesturino, Cristina Chinaglia e Sebastiano Gavasso, da par loro rispettano i ritmi della commedia brillante, con qualche sbavatura magari, ma in complesso in modo efficace. Bella la scenografia che richiama le baite di legno di quelle zone e suggestivo il finale con una aurora boreale che non poteva essere che fittizia, per coerenza con l’assunto della commedia.

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