Je suis radio. L’archeologia del suono

La sound performance site-specific di Gaia Ginevra Giorgi riattiva memorie tecniche e presenze acustiche, tra media analogici e architettura post‑industriale

Je suis radio ph Leonardo Bocci
Je suis radio ph Leonardo Bocci

Nel ventre dell’ex Centrale Termica Fiat di Novoli a Firenze, Je suis radio di Gaia Ginevra Giorgi trova più di una sede suggestiva. Trova un corpo architettonico saturo di memoria, che conserva nelle passerelle metalliche, nei mattoni anneriti, nei quadranti e negli apparati superstiti il lessico di un’energia trascorsa. Proprio per questo si offre come interlocutore ideale di una performance costruita attorno a trasmissione, captazione e riemersione del suono.

Qui la natura site specific del lavoro non è un semplice adattamento al luogo, ma una vera convergenza di linguaggi. Lo spazio industriale non fa da sfondo: respira dentro la performance, ne prolunga le frequenze, ne accoglie il carattere liminare fra concerto, evocazione acustica e dispositivo medianico. Je suis radio diventa così una pratica di ascolto: non mette in scena dei suoni, ma una soglia percettiva, un diverso modo di abitare il reale.

Je suis radio ph Leonardo Bocci
Je suis radio ph Leonardo Bocci

Il titolo, che richiama l’esclamazione di Jeanne Natalie Wintsch, trova qui una traduzione sensoriale. Essere radio significa esporsi, diventare antenna, lasciarsi attraversare da segnali minimi, presenze instabili, vibrazioni che sfuggono alla gerarchia ordinaria dell’ascolto. Su questa disponibilità Giorgi, insieme a Devid Ciampalini, costruisce una drammaturgia sonora coerente, mai illustrativa, affidata a emissioni, attriti, sospensioni.

L’inizio, con il lavoro a terra, i sussurri, il fiato, i sibili quasi aerei, stabilisce subito un regime d’ascolto sottile, antispettacolare, che sposta l’attenzione dalla visione alla vibrazione. Poi il paesaggio sonoro si addensa, si increspa, si fa più immersivo: non per accumulo, ma per stratificazione di presenze, come se ogni gesto liberasse nello spazio un deposito acustico rimasto a lungo in attesa.

Je suis radio ph Leonardo Bocci
Je suis radio ph Leonardo Bocci

L’apparato analogico disseminato in scena – bobine, registratori, nastri, piccole radio sospese – non è mai décor rétro, né feticcio nostalgico, ma materia viva. In uno spazio già segnato da un passato industriale, queste tecnologie generano un cortocircuito fra temporalità: macchine dismesse e media obsoleti tornano a emettere, a graffiare, a risuonare.

Da questa costellazione di dispositivi nasce una partitura che evoca immersioni, richiami, interferenze. Il suono a tratti sembra arrivare da una profondità liquida, da un altrove sommerso; altre volte si fa stridio, frizione, taglio, come se il segnale inciampasse nella propria stessa materia. È qui che Je suis radio trova una sua forza specifica: nella capacità di generare immaginazione senza ricorrere al racconto, lasciando che siano le qualità timbriche e la disposizione nello spazio a orientare la visione interiore dello spettatore.

Decisiva è la costruzione ambientale. Buio, nebbia, tagli di luce, mobilità del pubblico e altezze metalliche trasformano la centrale in un paesaggio intermittente, quasi rituale, dove ciò che appare emerge per lampi.

Je suis radio ph Leonardo Bocci
Je suis radio ph Leonardo Bocci

È in questa qualità dello spazio che si apre un’altra possibilità. Un luogo così, capace di attrarre e inquietare, con le sue vetrate che evocano tanto le architetture ministeriali di 1984 quanto le visioni distopiche di Brazil, sembra chiedere di essere abitato ancora: non come reliquia, ma come dispositivo vivo.

Je suis radio intercetta questa vocazione. Non costruisce una drammaturgia tradizionale, ma una condizione d’ascolto che si sostiene nel tempo, senza dispersioni.
Restano le radioline sospese, accese.
E la centrale, per un attimo, torna a trasmettere.

PANORAMICA RECENSIONE
Voto
Articolo precedentePassato e futuro del Jazz per Joe De Gregorio
je-suis-radio-larcheologia-del-suonoJE SUIS RADIO GAIA GINEVRA GIORGI <br>prima nazionale <br>ricerca e ideazione Gaia Ginevra Giorgi <br>performance Devid Ciampalini, Gaia Ginevra Giorgi <br>dialogo drammaturgico Giada Cipollone <br>accompagnamento artistico Stella Succi <br>luci e direzione tecnica Andrea Sanson <br>suoni Devid Ciampalini <br>abiti Gianni Mattarucco <br>consulenza live electronics Emanuele Pontecorvo <br>organizzazione e amministrazione Giusy Guadagno <br>produzione Extragarbo <br>in collaborazione con Index Muta Imago <br>con il sostegno di Murmuris (IT), IntercettAzioni - Centro di Residenza Artistica della Lombardia (IT), Linha de fuga (PT), Premio Vienna (Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, d’intesa con la Direzione Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l’Istituto Italiano di Cultura di Vienna), Phonogrammarchiv (AT)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here