Il Teatro di Rifredi ha ospitato, il 17 e 18 gennaio, Anna Cappelli, piccolo capolavoro di Annibale Ruccello portato in scena da Claudio Tolcachir e interpretato da Valentina Picello.
Lo spettacolo incarna una riflessione profonda sulla fragilità umana, la voracità del possesso e le contraddizioni insite nei rapporti interpersonali, intrecciando humor nero, tragedia e una quotidianità trasfigurata in chiave surreale.
La regia dell’argentino Tolcachir, dimostra un’attenzione meticolosa nel bilanciare gli elementi comici e drammatici del testo. La scelta di un linguaggio visivo essenziale, arricchito da una scenografia evocativa curata da Cosimo Ferrigolo, contribuisce a intensificare l’impatto emotivo dello spettacolo. Un palcoscenico ricoperto di pezzi di torba, che diventa metafora del desiderio di possesso che tutto ingloba. Da questa distesa emergono oggetti di casa, come una lavatrice, una poltrona, un lampadario, una cyclette e un frigorifero, che si aprirà come un sarcofago per svelare un macabro finale. Questi elementi scenici, apparentemente banali, acquisiscono un valore simbolico, diventando parte integrante del racconto psicologico di Anna.

Valentina Picello è straordinaria nel ruolo di Anna Cappelli. La tensione è palpabile sin da prima dell’inizio; all’entrata in sala, la troviamo già in scena, assorta nei suoi pensieri. Questa tensione si mantiene viva per tutta la performance, diventando impulso creativo per un’interpretazione magnetica e sfaccettata. Picello fa emergere la fragilità, l’ossessione e il delirio del personaggio con un’intensità unica, evocando la presenza dei “fantasmi” con cui Anna interagisce, anche se fisicamente assenti, creando una dinamica scenica che coinvolge e disorienta.
Gli elementi di humor grottesco, intrecciati a momenti di straziante vulnerabilità, creano un mix emotivo disarmante. Il testo di Ruccello esplora con acume e spietata ironia le dinamiche di potere nei rapporti di coppia e il desiderio ossessivo di controllo. Anna, giovane impiegata degli anni ’60, sogna una vita migliore ma finisce intrappolata in una spirale autodistruttiva, in cui il possesso supera qualsiasi altra forma di relazione umana.
Anna Cappelli affascina e destabilizza, grazie a un testo che esplora con intelligenza le contraddizioni umane, dal confine sottile tra amore e ossessione, fino al rapporto tra desiderio di libertà e bisogno di controllo, il tutto esaltato da una messa in scena che ne amplifica le sfumature emotive. La performance di Valentina Picello è il cuore pulsante di un’opera capace di suscitare risate e riflessioni simultaneamente. Un testo che pone al centro una figura femminile che incarna in modo spiazzante il desiderio di possesso e il suo lato distruttivo, aggiungendo una complessità ulteriore a una storia già intensa e disturbante.