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Scandisk di Vitaliano Trevisan: memorie di fabbrica

Tragicommedia operaia tra illusioni e silenzi al Teatro Fontana

Scandisk ph. Vladimir Bertozzi

Il lavoro di Vitaliano Trevisan Scandisk, scritto nei primi anni 2000, porta i segni del tempo, anche se il titolo evoca l’informatica odierna e l’era dell’Intelligenza Artificiale. In ambito tecnico, scandisk è un programma che controlla e ripara file danneggiati nell’hard disk, la memoria del computer. È ciò che Trevisan tenta con questa tragicommedia: scandagliare il meccanismo di un’azienda di vent’anni fa, focalizzandosi sul magazzino dove tre operai veneti ripetono gesti meccanici, si adattano a una logistica fredda e spesso incomprensibile, e obbediscono alle regole, agli obblighi e ai turni della direzione. Oggi, certe mansioni, come lavorare con i muletti e spostare i pallet le svolgono i robot.

Questi operai, però, non sono algoritmi o codici, ma persone reali, con limiti, difetti, idiosincrasie, speranze e sogni – più o meno realizzabili. Fantasticano di fuggire dalla fabbrica, di rapinarla, di volare a Cuba. Ma in Trevisan non conta la trama: contano la traccia emozionale, la risonanza delle parole che si fondono ai rumori stridenti della fabbrica, per poi dissolversi in silenzi pesanti. Dietro quei silenzi si annida il “non detto”, rendendo illusorie le ipotesi di scelta, riscatto e libertà.

Scandisk ph. Giulia Agostini
Scandisk ph. Giulia Agostini

Il testo evoca un territorio preciso: il Nord Est veneto degli “schei”, con il suo sviluppo economico impetuoso e talora ottuso, che erode la cultura popolare, devasta il paesaggio, omologa le persone al consumismo e umilia il lavoro manuale e impiegatizio. Attenzione, però: non c’è critica sociologica esplicita. Emerge una visione priva di retorica e soluzioni consolatorie. Il quotidiano, nella sua brutalità, vive nei corpi e nelle loro pulsioni – a tratti animalesche –, in una lingua primitiva e impoverita, incapace di afferrare il passato e delusa dal presente.

Scandisk, in scena al Teatro Fontana il 28 e 29 aprile, è prodotto da Emilia Romagna Teatro, con Mauro Bernardi, Beppe Casales e Jacopo Squizzato (anche regista). Una scenografia scabra ma efficace consente ai tre personaggi di muoversi come robot, creando un’atmosfera angosciosa di alienazione e impotenza, mentre fuori scena riecheggiano i rumori e l’inumano respiro della fabbrica.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Drammaturgia
Attori
Allestimento scenotecnico
Pubblico
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scandisk-di-vitaliano-trevisan-memorie-di-fabbricaSCANDISK <br>di Vitaliano Trevisan <br>regia Jacopo Squizzato <br>con Mauro Bernardi, Beppe Casales, Jacopo Squizzato <br>scene e costumi Alberto Favretto <br>musiche e sound design Andrea Gianessi <br>disegno luci Tiziano Ruggia <br>sguardo sul movimento Michela Lucenti <br>assistente alla regia Katia Mirabella <br>scene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT <br>responsabile del Laboratorio e capo costruttore Gioacchino Gramolini <br>costruttori Veronica Sbrancia, Davide Lago, Leandro Spadola, Tiziano Barone <br>scenografe decoratrici Ludovica Sitti con Benedetta Monetti, Sarah Menichini, Martina Perrone, Bianca Passanti <br>macchinista Andrea Chianese <br>capo elettricista Camilla Mazza <br>fonico Andrea Gianessi <br>produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale <br>un ringraziamento a Enrico Mitrovich e Livio Pacella <br>Foto di Giulia Agostini

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