Luoghi di passaggio. La fotografia interroga ancora la nostra presenza

Una mostra itinerante a Chiasso, Lugano e Giubiasco dal 27 agosto all'8 novembre 2026

Lugano Autostazione – Ph Ernesto Wisler ©
Lugano Autostazione – Ph Ernesto Wisler ©

Ci sono parole comuni dai potenti risvolti simbolici. Una di queste è passaggio. Può indicare un semplice luogo, un momento o una fase della vita, un limite o un varco verso un altrove. Tutto ciò e altre cose collocabili nel tempo e nello spazio, nella realtà come nell’immaginazione.

Ed è così che mi sono imbattuta in una mostra itinerante, nata dalla collaborazione fra tre realtà: Foto-Cine Club Chiasso, FotoClubLugano e Fotoclub Turrita. Un progetto di cultura partecipata, che ha il sostegno del Museo diffuso di arte pubblica del Municipio della città elvetica di frontiera e quello delle Città di Lugano e Bellinzona. Include 36 scatti, sottratti al tempo, che declinano il tema secondo un preciso punto di vista. Ho deciso allora di dedicarvi una sosta.

In apertura le parole di Alberto Nessi, poeta svizzero che riflette sulla vocazione della cittadina insubrica, storicamente aperta al movimento delle merci, al contrabbando degli spalloni, ma anche all’accoglienza di esuli o al transito dei clandestini. Snodo degli scambi fra le genti e potenzialmente dell’innovazione. Ha segnato la biografia di molti il ricordo di un genitore doganiere, con famiglia al seguito.

Quanto ogni attraversamento sia centrale nella vita umana l’aveva compreso l’antropologo Arnold Van Gennep, agli inizi del Novecento. Attorno ai riti di passaggio nelle diverse culture organizzò infatti i suoi studi, inaugurando in Francia quelli accademici sul folklore.

Fra le immagini della mostra mi colpisce lo sfavillio di un rottame sulla strada ferrata, ma anche un cancello che sbarra la via a un uomo, tranciando i binari di una linea transfrontaliera attiva solo per pochi anni, nel secolo scorso.

Ph Saverio Auf Der Mauer ©
Ph Saverio Auf Der Mauer ©

L’inizio e la fine. Il limite. La soglia. Siepi bianche di croci ordinate. Orizzonti infiniti. Un cantiere sospeso, forse quello dell’AlpTransit. Uccelli migratori a riposo su pali lacustri.

Gondole che rimestano la storia lagunare. Mentre scie colorate incrociano i loro destini, nel centro di Tokyo come in Galleria Vittorio Emanuele, a Milano.

Luce e ombra si incontrano nel vuoto delle dune del deserto. Dove comincia la notte? Una rupe isolata proietta la terra nel cielo. Mi raccolgo in un’esperienza meditativa lungo la serie dei pannelli.

Ph Andrea Rocchietti ©
Ph Andrea Rocchietti ©

Il passaggio prende senso solo dalla nostra presenza, anche sulle strisce pedonali (come dimenticare quelle rese celebri dai Beatles ad Abbey Road). Impermanenza.

Mi cattura per brevi istanti una bicicletta, fra i primi mezzi con cui l’uomo ha sperimentato la velocità. E qui un rimando a Pascoli è d’obbligo. La luce registra la traccia del nostro passaggio. Gli angoli ciechi di una città confondono il passo, mentre una soglia dischiude i piaceri di un harem. (Forse, ma non a noi).

Due distributori risaltano in una landa della Patagonia, in attesa del transito di una corriera. Loro gli unici passanti. Strade che si incrociano o divergono. La siesta, nella stazione di un mondo senza tempo, si offre appagata all’obiettivo. Un calesse e il deserto, a Giza. La traccia pesante di un cingolato sulla sabbia: sono impressioni che rimandano al nostro viaggio sulla terra.

Dentro fuori. Fuori dentro. La cruna dell’ago di cristiana memoria attraversata da un filo rosso. Un branco di elefanti sul Lago Amboseli non rinuncia al suo incedere perpetuo. L’estetica delle linee ortogonali di scale, androni e tratte metropolitane è spezzata da un equilibrista sul filo della vita. La vertigine della tromba delle scale.

Le travi in acciaio di Botta a ricomporre la ferita dell’autostrada proprio nel cuore della città. Il pontile di Christo e Jeanne-Claude per darci l’illusione di camminare sulle acque. Chi è del posto riflette sul territorio e sulla sua storia, anche attraverso il prestito di immagini estranee. Chi passa, come me, si interroga su ciò che ci unisce e separa dall’infinito. Il nostro essere transeunti. Il rapporto con il profondo. Ciò che lasciamo.

Una chiosa finale: la fotografia come linguaggio dimostra di essere ancora in grado di interrogare il senso della nostra presenza, a dispetto dell’inflazione di scatti dissennati: nuovi rifiuti tecnologici.

La terra verso il cielo - Ph Daria Bergomi ©
La terra verso il cielo – Ph Daria Bergomi ©

Luoghi di passaggio sorprenderà i passanti a Chiasso, Lugano e Giubiasco, attraverso la prospettiva plurale degli sguardi di Simone Margnetti, Judith Mijderwijk, Marianna La Luna, Nicola Notari, Phil Davson, Carlo Ricupero, Muriel Scoglio, Marco Brazzola, Stefano Sala, Daniele Crivelli, Gabriella Korell, Fabio Medici, Barbara Sostaric, Sergio Luban, Olha Tkachenko, Stefano Procenzano, Elvezio Pagani, Ernesto Wisler, Virgilio Artioli, Saverio Auf der Mauer, Marianne Quarti, Andrea Rocchietti, Andrea Bosello, Gabriel Haering, Patrizia Mazza, Ilaria Quadranti, Maria Scoglio, Laura Liduma, Alvaro Bosisio, Maurizio Biolo, Mario Cigardi, Claudio Cavalmoretti, Giuseppe Piffaretti, Regula Scherrer e Daria Bergomi, Giampiero Pampuri, Vito Noto.

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