Tosca, il fascino del male

Al 72° Festival Puccini una Tosca fedele alla tradizione sotto la direzione di Carlo Montanaro e la regia di Maria Todaro. Magistrale debutto di Ludovic Tézier, protagonista di un ritratto di Scarpia di rara eleganza e inquietante modernità.

Tosca ph Giorgio Andreuccetti
Tosca ph Giorgio Andreuccetti

Se Turandot rappresenta il vertice della sperimentazione armonica e orchestrale di Giacomo Puccini, Tosca rimane probabilmente il suo capolavoro di drammaturgia musicale. È l’opera nella quale il compositore lucchese porta a compimento una concezione del teatro fondata sulla continuità dell’azione, eliminando quasi del tutto la distinzione tra momenti lirici e sviluppo drammatico. Ogni intervento orchestrale, ogni inciso tematico, ogni pausa e ogni inflessione del declamato concorrono alla costruzione di una tensione che non conosce cedimenti fino all’epilogo.

In Tosca il teatro nasce prima di tutto dalla musica. Per questo la partitura richiede una concertazione capace di mantenere costante il dialogo fra orchestra e palcoscenico, evitando tanto il compiacimento sinfonico quanto un accompagnamento puramente funzionale al canto. È un equilibrio delicatissimo, che rende l’opera uno dei banchi di prova più complessi del repertorio pucciniano.

Nella prima delle quattro recite previste dal 72° Festival Puccini, favorita anche da una serata un po’ meno afosa rispetto a quella dell’inaugurazione (leggi la recensione), lo spettacolo trova proprio questo equilibrio, offrendo una lettura complessivamente convincente del capolavoro pucciniano.

Tosca ph Giorgio Andreuccetti
Tosca ph Giorgio Andreuccetti

La concertazione di Carlo Montanaro si distingue per solidità e senso teatrale. Il direttore evita ogni ricerca dell’effetto fine a sé stesso, privilegiando piuttosto la fluidità narrativa della partitura. I tempi risultano ben calibrati e sufficientemente vari, mentre il rapporto con il palcoscenico appare costantemente sorvegliato, consentendo ai cantanti di fraseggiare con naturalezza senza mai essere coperti dall’orchestra.

L’Orchestra del Festival Puccini offre una prova compatta e affidabile. Pur senza indulgere in particolari raffinatezze timbriche, restituisce con chiarezza la straordinaria efficacia narrativa della scrittura pucciniana, sostenendo con equilibrio tanto le grandi esplosioni orchestrali quanto i momenti di maggiore intimità psicologica.

L’allestimento ripropone le imponenti scene di Carlo Centolavigna, nate per la storica regia di Giancarlo Del Monaco e oggi affidate alla ripresa di Maria Todaro. Si tratta di uno spettacolo dichiaratamente tradizionale, sobrio e rispettoso dell’ambientazione originale, che rinuncia a qualsiasi rilettura concettuale per concentrarsi sulla narrazione del dramma. Fra i momenti meglio riusciti va segnalato l’ingresso di Scarpia nel primo atto, preceduto dall’arrivo delle sue guardie attraverso la platea. L’effetto immersivo funziona, amplificando l’autorità del personaggio e coinvolgendo direttamente il pubblico nell’azione.

Meno convincente risulta invece il passaggio dalla platea della folla di fedeli diretta in chiesa. L’idea, collocata durante il dialogo fra Tosca e Scarpia che prepara il Te Deum, interrompe la naturale concentrazione dello spettatore sul confronto fra i due personaggi. Più che ampliare lo spazio scenico, il movimento genera una distrazione gratuita, che non arricchisce il significato dell’azione e finisce per indebolire la progressione drammatica concepita da Puccini.

Curioso anche il piccolo dettaglio affidato a Spoletta, che annusa il foulard lasciato da Tosca all’uscita dalla chiesa come un segugio sulle tracce della preda: una caratterizzazione quasi cinematografica che anticipa la brutalità del mondo di Scarpia.

Tosca ph Giorgio Andreuccetti
Tosca ph Giorgio Andreuccetti

È però il versante interpretativo a consegnare alla serata il suo momento più alto.

Il debutto di Ludovic Tézier al Festival Puccini rappresenta uno di quegli eventi che da soli giustificano una produzione. Il baritono francese costruisce uno Scarpia lontano dagli stereotipi del tiranno brutale e urlato. Il suo potere nasce dal controllo, dall’intelligenza, dalla capacità di dominare ogni situazione con apparente naturalezza. È un personaggio profondamente vero, nel quale il male si insinua con inquietante eleganza.

Vocalmente Tézier conferma tutte le qualità che da anni lo collocano ai vertici della scuola baritonale internazionale. L’emissione è sempre nobile, il legato impeccabile, il fraseggio di straordinaria precisione. Ogni parola possiede un peso drammatico specifico, scolpita con una cura quasi ossessiva della dizione. Colpisce soprattutto l’uso del parlato, perfettamente integrato nella linea musicale e capace di restituire tutta la sottile ambiguità del personaggio. Il suo Scarpia seduce prima ancora di minacciare, rendendo ancora più disturbante la progressiva trasformazione del potere in violenza.

Accanto a lui Eleonora Buratto conferma come Tosca rappresenti oggi uno dei ruoli più congeniali al suo repertorio. Il timbro conserva luminosità e compattezza lungo tutta la gamma, mentre la sicurezza tecnica le consente di affrontare senza sforzo tanto le espansioni liriche quanto gli slanci più drammatici.

Tosca ph Giorgio Andreuccetti
Tosca ph Giorgio Andreuccetti

Ma è soprattutto la costruzione psicologica del personaggio a convincere. La sua Floria Tosca è una donna impulsiva, passionale, sanguigna, dominata da emozioni autentiche che si riflettono continuamente nel fraseggio e nella presenza scenica. Il vertice della sua interpretazione arriva naturalmente con Vissi d’arte, affrontato con intenso abbandono lirico. L’entusiasmo del pubblico porta alla concessione del bis.

Adam Smith affronta Cavaradossi con evidente sicurezza tecnica e notevole generosità vocale. Recondita armonia convince per slancio e solidità dell’emissione, mentre nel corso della serata il tenore britannico mette spesso in evidenza la facilità degli acuti, talvolta con una proiezione sonora particolarmente diretta. Rimane comunque un interprete credibile, anche se un po’ rigido, musicalmente affidabile e ben inserito nel rapporto scenico con i due protagonisti.

Buona anche la prova dei comprimari. Claudio Ottino conferma la lunga familiarità con il Sagrestano; Luciano Leoni offre un discreto Angelotti; Orlando Polidoro disegna uno Spoletta insinuante e inquietante, valorizzato anche da una significativa caratterizzazione registica, mentre convincenti risultano anche Omar Cepparolli come Sciarrone, Matteo Mollica nel ruolo del Carceriere e Kim Yeseul come Pastore.

Puntuale la prova del Coro del Festival Puccini preparato da Marco Faelli, saldo tanto nei grandi momenti collettivi quanto nelle pagine di maggiore raccoglimento liturgico.

Al termine della rappresentazione il pubblico gremito tributa calorosi applausi all’intero cast, con particolare entusiasmo per i tre protagonisti.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Direzione
Solisti
Orchestra
Scenografie
Costumi
Pubblico
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tosca-il-fascino-del-maleFloria Tosca Eleonora Buratto <br>Mario Cavaradossi Adam Smith <br> Il Barone Scarpia Ludovic Tézier, <br> Cesare Angelotti Luciano Leoni <br> Il Sagrestano Claudio Ottino <br> Spoletta Orlando Polidoro <br> Sciarrone Omar Cepparolli <br> Un Carceriere Matteo Mollica <br> Un Pastorello Kim Yeseul <br> Direttore Carlo Montanaro <br> Regia e Costumi Maria Todaro <br> Scene Carlo Centolavigna <br> Luci Valerio Alfieri <br> Maestro del Coro Marco Faelli <br> Maestro del Coro di Voci Bianche Sonia Franzese <br> Orchestra, Coro e Coro di Voci Bianche del Festival Puccini <br> Allestimento del Festival Puccini

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