Il tempo rovesciato del desiderio: “Tradimenti” di Harold Pinter

Una messa in scena lucida e intensa che rivela la fragilità della memoria e la complessità delle relazioni umane. In prima nazionale all’Out Off di Milano fino al 26 aprile

Tradimenti
Tradimenti

Non è mai semplice come appare a prima vista Tradimenti di Harold Pinter. Dietro la apparente linearità di un tema classico come l’adulterio si nasconde una delle opere più sofisticate e spietate del drammaturgo inglese.

La storia della relazione extraconiugale tra Jerry ed Emma – lei sposata con Robert, lui suo migliore amico – viene raccontata interamente a ritroso. La prima scena che il pubblico vede è l’ultima in ordine cronologico: l’incontro del 1977 in cui la lunga relazione tra i due amanti si consuma definitivamente.

Da lì, la narrazione procede all’indietro nel tempo, scena dopo scena, fino al 1968, anno in cui l’attrazione tra Jerry ed Emma nasce, sullo sfondo di un’epoca che sembrava ancora carica di promesse rivoluzionarie («Ce n’est qu’un début, continuons le combat»). In ogni innamoramento, l’aveva detto bene Francesco Alberoni, come nello “stato nascente” di ogni movimento collettivo, c’è una forza rivoluzionaria e creativa che rompe la quotidianità. Anche se, con il tempo, rischia come ogni cosa umana di inaridirsi e finire.

Tradimenti
Tradimenti

Il procedimento di analessi (o flashback) a cui ricorre Pinter non è soltanto un virtuosismo strutturale: permette di osservare l’origine di un amore proprio mentre ne conosciamo già il fallimento. Man mano che si risale nel tempo, emergono inganni, omissioni, ipocrisie e, soprattutto, la radicale parzialità del ricordo. Ogni personaggio ricostruisce il passato a proprio uso e consumo, rivelando l’impossibilità di un’oggettività condivisa.

Pinter moltiplica abilmente questo disorientamento attraverso la tecnica della mise en abîme: storie dentro la storia che si riflettono all’infinito come in un gioco di specchi, accentuando il senso di spaesamento e la precarietà della verità.

Accanto alla forza disgregante della passione amorosa, colpisce la resistenza sorprendente dell’amicizia tra i due uomini. Un legame che sopravvive, paradossalmente, proprio agli inganni reciproci e che si rivela più complesso e tenace della semplice ipocrisia coniugale.

Il pubblico apprezza il lavoro e il merito particolare va alla prova dei tre interpreti: Gaetano Franzese (Robert), Lucrezia Mascellino (Emma) e Claudio Pellegrini (Jerry). Gli attori hanno saputo restituire con grande finezza le sfumature emotive dei personaggi, assecondando con intelligenza il flusso inverso del dramma e modulando con precisione intensità e climax.

Eccellente il contributo di Chiara Schmidt con i suoi intermezzi pianistici, che funzionano da eleganti e malinconici ponti tra le scene. Regia pulita, intelligente e molto attenta ai ritmi di Maurizio Schmidt, sostenuta da una scenografia essenziale ma efficace, i cui cambiamenti sono affidati fisicamente agli stessi attori.

Uno spettacolo maturo, che conferma come Tradimenti resti, a quasi cinquant’anni dalla sua prima messa in scena, un testo di straordinaria attualità nel dissezionare le ambiguità del desiderio, della memoria e dei legami umani.

La ricerca del tempo perduto può apparire inutile perché siamo tendenzialmente portati a confondere e a censurare il passato: la memoria tradisce, è vero, ma comunque, lì dentro,  nascosta, c’è sempre la verità.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Drammaturgia
Attori
Allestimento scenotecnico
Pubblico
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il-tempo-rovesciato-del-desiderio-tradimenti-di-harold-pinterTradimenti <br>di Harold Pinter <br>traduzione di Alessandra Serra <br>regia Maurizio Schmidt <br>con Gaetano Franzese, Lucrezia Mascellino, Claudio Pellegrini <br>pianoforte Chiara Schmidt <br>luci Massimo Guarnotta <br>spazio scenico Federico Amoruso <br>organizzazione Marta Ceresoli <br>produzione Teatro Out Off, Farneto Teatro, BAS – Boffalora Acting Studio <br>Prima nazionale

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