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Il rumore di un tempo sospeso: tensioni e frammenti del Novecento

Alla Tenuta dello Scompiglio il concerto sorprendente di Ars Ludi e Ars Trio

Ars Ludi

Lo scorso 11 aprile la Tenuta dello Scompiglio ha vissuto un affascinante attraversamento critico del Novecento musicale con il concerto Il rumore del tempo, un ‘900 inteso come campo di fratture, sovrapposizioni e tensioni. Il programma denso, costruito attorno a tre poli, ha trasformato l’ascolto in un’esperienza stratificata e sorprendente.

Vera sorpresa l’apertura insolita con Drama di Guo Wenjing, momento magnetico di azione scenica: i tre percussionisti di Ars Ludi hanno costruito una drammaturgia del gesto in cui ogni movimento acquisiva valore espressivo autonomo. Il suono nasceva da una tensione fisica visibile, quasi rituale, e si sviluppava in una sequenza di eventi che alternavano sospensione, densità e rarefazione.

La scrittura di Wenjing, tra i principali esponenti della musica contemporanea cinese, si colloca in quella linea che integra elementi della tradizione teatrale e rituale dell’Asia orientale con le tecniche compositive occidentali del secondo Novecento. In Drama i suoni dei piatti cinesi Xiabo, Naobo e Chuanbo, uniti alle voci, si trasformano in corpo, spazio, relazione. I silenzi, calibrati con precisione, diventano attese cariche di significato, mentre le improvvise esplosioni sonore agiscono come fratture percettive. Ne risulta una forma aperta, quasi narrativa, che cattura lo spettatore in una dimensione al tempo stesso arcaica e contemporanea.

Ars Trio ph Dello Scompiglio
Ars Trio ph Dello Scompiglio

A questo inizio fortemente teatrale ha fatto seguito il Trio (1911) di Charles Ives, figura isolata e visionaria della musica americana, la cui produzione anticipa molte delle rotture linguistiche del Novecento. Compositore “doppio” – assicuratore di professione, sperimentatore radicale per vocazione – Ives costruisce nel Trio una sorta di ritratto esistenziale, da cui emergono già molti dei tratti che renderanno unica la sua scrittura: la sovrapposizione di materiali eterogenei, la mobilità tonale, l’uso di citazioni e reminiscenze come elementi strutturali.

Più che svilupparsi secondo una logica formale tradizionale, il Trio procede per associazioni libere, come un flusso di memoria sonora. Nel primo movimento affiorano echi di inni, fanfare e richiami della provincia americana, spesso collocati in tensione tra metri e caratteri contrastanti, come nel caso della sovrapposizione tra andamenti ternari e binari. Il materiale musicale appare e scompare, si trasforma, si accumula, fino a creare una sorta di paesaggio interiore stratificato.

Il celebre movimento centrale, indicato con l’acronimo TSIAJ (“This Scherzo Is a Joke”), radicalizza questa poetica: una giustapposizione di frammenti dissonanti, ritmi spezzati, allusioni a ragtime e canti popolari, che evocano una dimensione quasi caricaturale, tra ironia e sperimentalismo.

Nel movimento conclusivo riemergono i materiali precedenti, come filtrati dalla memoria, tra slanci lirici e improvvise deviazioni. Anche qui, tuttavia, ogni tentativo di sintesi resta sospeso: la musica non si chiude, ma si disperde in una pluralità di riferimenti.

Il rumore del tempo ph Dello Scompiglio

Il cuore concettuale della serata è stata la Sinfonia n. 15 di Dmitrij Šostakovič, proposta nell’arrangiamento cameristico di Viktor Derevianko. Ultima opera sinfonica del compositore russo, una delle figure centrali del Novecento europeo, la cui produzione è segnata dal confronto costante con il potere sovietico e dalla necessità di sviluppare un linguaggio allusivo, stratificato, spesso ambiguo. La Quindicesima, composta negli ultimi anni di vita, si presenta come una sorta di testamento musicale, attraversato da citazioni e da una sottile ironia che sfocia talvolta in un senso di straniamento.

Nella riduzione per ensemble, questo carattere si è ulteriormente accentuato: la perdita della massa orchestrale non impoverisce il discorso, ma lo espone nella sua nudità, rendendo percepibili le fratture interne, le ambiguità, i vuoti. La trascrizione di Derevianko si configura così non come semplice adattamento, ma come operazione critica, capace di mettere in rilievo la natura frammentaria e visionaria dell’opera.

Ars Ludi, con Antonio Caggiano, Rodolfo Rossi e Gianluca Ruggeri, premiato nel 2022 con il Leone d’Argento dalla Biennale di Musica di Venezia, ha confermato la propria vocazione teatrale e la capacità di trasformare il discorso musicale in linguaggio scenico, con una precisione gestuale e una presenza quasi coreografica. L’Ars Trio, formato da Laura Pietrocini al pianoforte, Marco Fiorentini al violino e Valeriano Taddeo al violoncello, ha restituito con chiarezza e coesione la complessità della scrittura cameristica, mantenendo un equilibrio sottile tra rigore formale e flessibilità espressiva.

Il concerto ha costruito uno spazio di interrogazione. Un ascolto che resta in sospeso, come se ogni suono continuasse a vibrare oltre la propria fine, trasformandosi in traccia, in residuo, in memoria attiva del tempo.

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