“Cento di questi Cerri” ovvero Cerri di questi giorni

Un omaggio elegante e necessario a un gigante discreto

Per il centenario della nascita di Franco Cerri, Abeat Records ha pubblicato “Cento di questi Cerri”, un disco bello e sentito che riunisce alcuni dei musicisti che lo hanno affiancato negli ultimi anni: Alberto Gurrisi all’organo, Alessandro Usai alla chitarra, Roberto Paglieri alla batteria, Irene Burratti alla voce, insieme alla CJO Orchestra diretta da Luca Missiti e alcuni allievi della scuola.

È un omaggio doveroso a Cerri musicista e uomo, fondatore dei Civici Corsi di Jazz di Milano, istituzione di cui oggi Gurrisi, Usai e Missiti (attuale coordinatore didattico) sono docenti.

Franco Cerri (scomparso nel 2021) appartiene a quella rarissima categoria di artisti amatissimi sia dai colleghi sia dal grande pubblico, senza mai tradire eleganza, modestia e qualità. Per gli appassionati di jazz è uno dei più grandi chitarristi europei del Novecento. Per il resto d’Italia resta “l’uomo in ammollo” della celebre pubblicità di un detersivo: un’immagine ironica e pop che nascondeva un maestro assoluto.

Autodidatta milanese, Cerri sviluppò uno stile personalissimo fatto di precisione, swing naturale, intelligenza armonica e una naturalezza disarmante. La sua chitarra non sembrava suonata, ma convinta a raccontare storie. Le sue improvvisazioni non erano esibizioni di tecnica, ma vere conversazioni: ogni frase sembrava inevitabile solo dopo essere stata pronunciata.

In un ambiente spesso affollato di ego, Cerri era un’anomalia positiva: un gigante che non aveva bisogno di apparire tale. La sua autorevolezza nasceva dalla competenza, dall’ironia e da una profonda umanità. Generoso, disponibile e mai cattedratico, ha lasciato un’eredità che va ben oltre le incisioni e i concerti: vive soprattutto nelle generazioni di chitarristi che ha formato, molti dei quali lo ricordano con affetto filiale.

Il titolo “Cento di questi Cerri” suona come un augurio impossibile ma bellissimo. Artisti così non si producono in serie. Eppure ogni epoca avrebbe bisogno di figure capaci di unire talento e semplicità, virtuosismo e umorismo, rigore e gentilezza.

Ascoltando questo disco, il modo migliore per onorarlo è immaginarlo mentre sorride bonario e un po’ sornione, pronto a schermirsi con una battuta per poi lasciare di nuovo parlare la chitarra. Perché Franco Cerri non è stato solo un grande musicista: è stato soprattutto un esempio. E nel jazz, come nella vita, a volte l’assolo più importante non è quello sul palco, ma quello che si costruisce ogni giorno con discrezione.

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