L’Antigone di Anouilh secondo Latini: una tragedia senza assoluti

In scena allo Studio Melato del Piccolo Teatro di Milano

Antigone © Manuela Giusto
Antigone © Manuela Giusto

Era il 1942 e la Francia viveva sotto l’occupazione tedesca e il governo di Vichy quando Jean Anouilh scrisse la sua Antigone: è questa versione, riscrittura del mito di Sofocle, che Roberto Latini porta in scena al Piccolo Teatro di Milano.

«Quella di Anouilh è un’Antigone che ci parla da così vicino che quasi quasi potremmo abbracciarla. Capiamo tutto, ogni sfumatura, silenzio, respiro»

L’Antigone di Anouilh segue le orme sofoclee ma ne scardina la netta contrapposizione tra bene e male che, nella tragedia greca, prende i panni rispettivamente di Antigone e Creonte. Nella sua riscrittura la protagonista viene restituita in tutta la sua umanità: è una fanciulla spaventata, imperturbabile ma al tempo stesso turbata dal gesto irreversibile che sta per compiere. Di fronte a lei c’è Creonte, il re ma anche l’uomo, scisso tra sentimento e dovere: è in lui che, nella versione francese, si compie il vero dramma, è in lui che la tragedia si manifesta, corrodendolo dall’interno. Se il Creonte sofocleo è rigido, saldo e tirannico, quello di Anouilh appare fragile, diviso, a tratti disperato.

© Manuela Giusto

Roberto Latini porta in scena la tragedia di Antigone spogliandola non solo di tempo e spazio, ma anche di ogni identità sessuale, vestendo egli stesso i panni della giovane eroina e affidando ad attrici bravissime (Silvia Battaglio, Ilaria Drago, Manuela Kustermann, Francesca Mazza) i restanti ruoli, maschili e femminili. Grande è lo straniamento quando la balia chiama la sua piccola, gracile Antigone e sulla scena appare Latini, alto, muscoloso, in maglietta e jeans neri; ma la sensazione svanisce presto e il dramma diventa universale, privo di connotazioni.

Interessante l’uso della maschera, calco del teatro greco, che qui acquista valore espressivo: cancella la fisionomia degli interpreti, se non quando essi stessi scelgono di mostrarsi, mettendosi a nudo.

Commoventi sono i giovani Eteocle e Polinice, efebici, interpretati da due attrici giovani e gracili, tali da far sembrare quei due eroi tragici bambini che giocano alla guerra, che invece di combattere si abbracciano.

Latini è potente, ipnotico, a tratti straziante, sia come attore sia come regista di questo dramma universale che, dopo più di duemila anni, rimane di grande attualità e riesce ancora a scuotere il pubblico. Quando alla scritta che compare in scena – «Le scelte che hai fatto ti hanno portato adesso qui» – aggiunge un “non”, questo risuona nel buio con la forza di un rimprovero: quello per non aver fatto abbastanza.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Attori
Drammaturgia
Allestimento scenotecnico
Pubblico
Articolo precedenteL’amante. Il rito del tradimento
lantigone-di-anouilh-secondo-latini-una-tragedia-senza-assolutiAntigone <br>di Jean Anouilh <br>traduzione Andrea Rodighiero <br>con Silvia Battaglio, Ilaria Drago, Manuela Kustermann, Roberto Latini, Francesca Mazza <br>scene Gregorio Zurla <br>costumi Gianluca Sbicca <br>musica e suono Gianluca Misiti <br>luci e direzione tecnica Max Mugnai <br>in collaborazione con Bàste Sartoria <br>regia Roberto Latini <br>produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, Teatro di Roma – Teatro Nazionale