Un musical di successo poggia su storie o personaggi iconici, noti al grande pubblico. Lupin è l’esempio perfetto: un Robin Hood moderno, intelligente, arguto ed elegante, che deruba i ricchi per riscattare i poveri dalle ingiustizie, senza mai ricorrere alla violenza.
Al Teatro San Babila, in Lupin: il Musical, scritto e diretto da Salvatore Sito (realizzato dalla Compagnia della Corona in co-produzione con Teatro Fanin e in collaborazione con Orchestra Senzaspine), seguiamo le gesta di questo eroe fantomatico in un colpo epico: il furto del tulipano di Ahmed III, gioiello inestimabile legato alla vicenda di Isabelle, una giovane operaia di cui Lupin si innamora.
La ragazza lavora in una fabbrica di cioccolato gestita dal losco “re della noia”, un proprietario con un passato di sopraffazioni e delitti. Grazie all’intervento di Lupin, la storia si risolve felicemente con l’arresto del colpevole e il recupero della refurtiva, in un rocambolesco viaggio sull’Oriente Express, tra travestimenti, agguati e colpi di scena.

L’agile scenografia mobile ricrea con maestria la Parigi degli anni Trenta: dal café degli operai dove Lupin incontra Isabelle, alla fabbrica di cioccolato, fino ai vagoni leggendari del treno, frequentati da diplomatici, spie e assassini – scenario ideale per storie di mistero.
Lo spettacolo diverte grazie all’impegno del cast principale – Flavio Gismondi (Lupin), Angelica Cinquantini (Isabelle), Federica Basile, Paolo Bianca, Andrea Rodi e Umberto Scida – e dell’ensamble, composto da Marco Gabrielli, Riccardo Ciabò, Letterio Silipigni, Noemi Cappellini, Gabriella Serio, Maira Albano e Ludovica Sannazzaro.
Le musiche originali sono di Paola Magnanini, molto orecchiabili tra jazz, swing e ballad, eseguite da Marco Gabrielli, Riccardo Ciabò, Letterio Silipigni, Noemi Cappellini, Gabriella Serio, Maira Albano e Ludovica Sannazzaro.
Un musical è un meccanismo complesso, che fonde musica, canto, scenografia, coreografie e costumi. Vive dell’equilibrio dei personaggi, delineati in tratti essenziali ma capaci di trasmettere quella “magia” che immerge il pubblico nella favola: un mix di sentimenti, ironia, sogni, speranze e gag comiche. Qui il risultato non è sempre pienamente raggiunto, ma il pubblico apprezza il tentativo.