A due anni dalla scomparsa di Enzo Moscato, Roberto Andò porta in scena Non posso narrare la mia vita, rendendogli omaggio con uno spettacolo che conduce lo spettatore dentro i testi del grande drammaturgo partenopeo, tracciandone una cronotopia teatrale che ruota inesorabilmente intorno a Napoli, luogo fisico e insieme mitologico della sua scrittura.
Non posso narrare la mia vita, in scena allo Studio Melato del Piccolo di Milano dal 16 al 25 gennaio, mescola alcune opere di Moscato – tra cui Gli anni piccoli – per costruire un biopic onirico dell’artista, che dalla nascita lo accompagna fino alla fine dei suoi giorni, seguendo una traiettoria più emotiva che cronologica.
Lino Musella, nei panni di un io narrante che però non può narrare, come un flâneur attraversa i vicoli della città, i Quartieri Spagnoli tanto cari a Moscato, osserva, commenta, racconta. Nel suo peregrinare incontra i personaggi delle opere moscattiane, che appaiono sulla scena per il tempo di una recita e poi vengono rapidamente risucchiati dalle strade dei bassifondi.

L’incantevole e incantatore Musella/Moscato si muove all’interno di una scenografia che diventa essa stessa protagonista del racconto. Il teatro, sventrato della sua platea, accoglie il seraiano ventre di Napoli attraverso una spettacolare scalinata dei quartieri, che Gianni Carluccio rende viva in modo insieme nostalgico e struggente.
Particolarmente riuscita è la piscina inglobata nel palco, di cui lo spettatore si accorge solo quando gli attori vi si tuffano: nel raffinato gioco di luci ideato da Carluccio, l’acqua restituisce la beatitudine e la spensieratezza dell’infanzia, proiettando in tutto il teatro riflessi cangianti e mutevoli.
Non posso narrare la mia vita è insieme pièce teatrale, musical, biografia e omaggio: un viaggio poetico e visionario nella Napoli di Enzo Moscato e nel suo teatro. E il grande maestro, con ogni probabilità, non potrebbe che esserne felice — senza però darlo troppo a vedere.