Home Note d'autore Eterea: oltre le etichette, verso l’essenza

Eterea: oltre le etichette, verso l’essenza

Il minimalismo spirituale di Sonia Spinello che sfida i confini del jazz

Spinello e Candellone © LdA

C’è sempre la tentazione, per chi ascolta e recensisce nuovi dischi, di racchiuderli in un’etichetta che li circoscriva e semplifichi l’interpretazione. È un impulso umano, che rende la comunicazione più accessibile al lettore.

Il CD Eterea (Abeat Records), ottavo album di Sonia Spinello, affiancata dalla pianista Sonia Candellone, spariglia le carte: trascende i generi abituali, apre nel jazz territori inediti e invitanti da esplorare. Qualcuno evoca l’estetica trasparente e atmosferica dell’etichetta ECM – nota per quel suono “pulito”, un po’ new age, che mescola jazz, musica classica, folk ed etnica con spirito di ricerca – ma è meglio evitare definizioni prefabbricate. Questo è un progetto unico, con idee e peculiarità sue.

Achille Succi ©Mastergraphics Photography
Achille Succi © Mastergraphics Photography

Un esperimento che prosegue un cammino che Spinello ha iniziato sette album fa. Parafrasando Michelangelo in scultura, si rifà all’“arte del levare”: eliminare l’eccesso e gli orpelli inutili per arrivare all’essenza delle cose, scavando nei sentimenti verso spazi spirituali e sensoriali. Minimalismo? È una definizione utile, ma non esaustiva, anzi per certi versi riduttiva. Spinello con la sua voce calda e modulata compie una ricerca profonda su suoni unici, che svelano zone di intimità nascosta e portano a un “risveglio interiore”, come lei stessa descrive.

Non solo la voce e la capacità compositiva di Sonia Spinello, anche le sue parole, riportate nel booklet, meritano attenzione: parlano della trasformazione operata dal tempo su di noi – che incute paura ma offre opportunità –, del ricordo, dell’amore, della natura come simbolo di sentimenti profondi.

ETEREA

Nei dieci brani, spunti interessanti per l’ascoltatore. Nel primo, ispirato alle Gnossiennes di Erik Satie (compositore francese di fine ‘800, maestro di melodie ipnotiche), emergono atmosfere orientali languide e misteriose, con ritmi “arabeggianti”. Un altro, sul celebre Gymnopédie di Satie (Where are you?), offre il ritmo lento e dolce del pianoforte, evocando malinconici ricordi di atmosfere o persone perdute nel tempo.

Spinello attinge anche da Jeroen van Veen, pianista olandese sperimentale. In Nothing is like before (secondo brano), dopo l’intenso assolo iniziale di Piotr Schmidt, artista polacco, prevale il dialogo con il piano di Candellone, che dilata spazi e tempi in modo suggestivo.

Piotr Schmidt © Wiktoria Wojciechowska

Più complessa l’indagine su Graham Fitkin, compositore britannico ermetico e un po’ autoreferenziale: nella trascrizione di Spinello, mantiene una profondità emotiva notevole – descritta con i suoi “colori” vividi –, attraverso certe ripetizioni strutturali, ma stempera le cupe dissonanze dell’originale.

Una malinconia dolce e costante permea tutti i brani, ma è orientata verso una nostalgia riflessiva e un risveglio interiore che dà speranza e che sa abbandonarsi in modo fluente nel title track Eterea (oltre 9 minuti; testi e musiche originali): reiterazioni ipnotiche capaci di risucchiarci in profondità inaudite, invitandoci a lasciarci andare.

Spinello con la sua voce lancia una sfida insieme al talento di Sonia Candellone al piano, e a tre ospiti di livello internazionale: Piotr Schmidt alla tromba, Achille Succi al clarinetto e sassofono e Daniele Di Bonaventura al bandoneon – che accentua quel tono di nostalgia struggente. Una sfida che è anche una ricerca introspettiva da raccogliere, per chi è pronto a farlo, con tante sorprese in arrivo.

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