Femina. Il battito come origine

Abbondanza/Bertoni firmano una coreografia ipnotica e rigorosa, in cui quattro corpi diventano specchi, ingranaggi e memorie di un femminile che torna alle sue radici.

Femina ph Teatri di Pistoia
Femina ph Teatri di Pistoia

C’è un battito, all’inizio. Un battimano secco, insistente, che fissa il tempo prima ancora che i corpi si muovano. Da quel suono elementare Femina, di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, costruisce la propria anatomia: un dispositivo coreografico di precisione assoluta, un loop che si ripete, si comprime, obbliga e genera. Sul palco del Piccolo Teatro Mauro Bolognini, lo spettacolo si presenta con la lucida sicurezza di una scrittura che conosce esattamente la propria direzione.

Antonella Bertoni firma una coreografia quasi musicale per quattro interpreti, varianti di una medesima figura. Donne, bambole, manichini: corpi levigati, sospesi tra la presenza umana e la propria riduzione a oggetto, con uno sguardo vitreo e una frontalità che li espone senza difese. Si muovono come ingranaggi di un unico congegno, mentre la ripetizione amplifica ogni gesto. L’una è specchio dell’altra, in una mise en abyme che moltiplica una sola donna sul palco: un rituale quadruplicato, motore dell’intera creazione.

Le interpreti si spogliano di un’identità individuale per diventare parte di un corpo collettivo. La narrazione lascia spazio a una successione di stati e trasformazioni, in cui i gesti più semplici del quotidiano vengono scomposti, ricombinati e progressivamente trasfigurati in segni quasi astratti. Ne nasce una ricerca fisica che ha qualcosa di tribale, una grammatica comune in cui il movimento assume il valore di un rito, riconducendo la scena a una dimensione primordiale.

La musica di Dysnomia dei Dawn of Midi sostiene l’intera partitura: una trama acustica asciutta e circolare, in cui pianoforte, contrabbasso e batteria si intrecciano in una successione di pattern ritmici, sovrapposizioni e variazioni minime. La pulsazione avvolge la scena e si intreccia alla scrittura coreografica, condividendone il rigore e la continua ricerca di piccoli scarti. Il disegno luci di Andrea Gentili, essenziale e funzionale, definisce uno spazio quasi clinico, in cui le figure emergono come presenze isolate e insieme correlate. La scenografia, ridotta a un fondale bianco, trova nel finale una nuova profondità: la superficie si lacera, aprendosi come una tela attraversata da un taglio alla Fontana. Un varco inatteso, che sembra restituire alla scena la memoria di un’origine.

C’è qualcosa di implacabile nella disciplina con cui le quattro danzatrici rispondono a un ordine superiore, a una necessità interna che le supera. E tuttavia, proprio nella ripetizione che sembra cancellare ogni individualità, si produce il movimento contrario: le differenze diventano sempre più leggibili. Un piccolo scarto, una diversa cadenza, un accento più violento o più fragile bastano a distinguere ciascuna figura dalle altre. È nella minima variazione che riaffiora il soggetto, sotto la superficie seriale del gruppo. Sara Cavalieri, Eleonora Chiocchini, Valentina Dal Mas e Ludovica Messina Poerio sostengono con esattezza e tenuta un impianto esigente, nel quale ogni gesto conta e nulla è lasciato al caso. Verso la fine, il rigore sembra allentarsi. La gabbia di movimenti, costruita con tanta lucida ostinazione, si apre su un ritorno alla nascita, al materno, alla natura generatrice.

In Femina la forma coreografica coincide con il pensiero che la genera. Bertoni mette in danza le contraddizioni del femminile, il suo oscillare tra oggetto e soggetto, stereotipo e archetipo, meccanismo e carne. Sotto la superficie di un movimento che sembra tornare incessantemente su se stesso, si rivela così una ricerca sulle origini: quelle della donna e, più profondamente, della vita stessa.

PANORAMICA RECENSIONE
Coreografia
Interpreti
Allestimento scenotecnico
Pubblico
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femina-il-battito-come-origineFEMINA <br>di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni <br>coreografia Antonella Bertoni <br>con Sara Cavalieri, Eleonora Chiocchini, Valentina Dal Mas, Ludovica Messina Poerio <br>disegno luci Andrea Gentili <br>direzione tecnica Claudio Modugno <br>musiche Dysnomia – Dawn of Midi

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