Narvik, cittadina norvegese affacciata sull’Ofotfjord, oltre il Circolo Polare Artico, custodisce una memoria storica che non si esaurisce nei musei, nei monumenti o lungo i sentieri di montagna. Una parte significativa del suo passato giace sotto la superficie del mare, fra i resti delle navi coinvolte nelle battaglie del 1940. Per scoprirla bisogna lasciarsi alle spalle la terraferma e guardare là dove lo sguardo, normalmente, non può arrivare: sul fondale del fiordo.
È questa la prospettiva insolita offerta da See Narvik, attraverso l’arte oratoria di John che ci ha accompagnati in barca, una guida capace di intrecciare storia, geografia e memoria attraverso un racconto assolutamente coinvolgente. La navigazione nel porto e lungo il fiordo diventa così un viaggio nel tempo, fra le vicende della ferrovia di Ofoten, il commercio del minerale di ferro, lo sviluppo della città e gli eventi che, nella primavera del 1940, trasformarono queste acque in uno dei principali scenari della guerra in Norvegia.
La particolarità dell’esperienza è l’impiego di un drone subacqueo, che trasmette immagini in diretta dal fondale su uno schermo a bordo. La tecnologia consente di osservare da vicino un relitto storico senza immergersi, seguendo in tempo reale l’esplorazione degli abissi. Il paesaggio che fino a pochi istanti prima sembrava immobile rivela così una seconda dimensione, nascosta sotto la superficie.
Dalla barca, le montagne si riflettono nell’acqua e il fiordo restituisce l’immagine di una Norvegia silenziosa, in cui la natura sembra aver riassorbito ogni traccia del passato. Le immagini del drone interrompono questa apparente quiete: sul fondale emergono le testimonianze materiali di una storia drammatica, frammenti di metallo che raccontano vicende umane, battaglie e naufragi.

Per comprendere perché l’Ofotfjord custodisca tanti relitti bisogna tornare all’aprile del 1940, quando Narvik assunse un’importanza strategica fondamentale per il controllo dei traffici marittimi e del minerale di ferro proveniente dalla Svezia.
La ferrovia di Ofoten collegava il porto alle miniere svedesi di Kiruna, mentre le acque libere dai ghiacci durante l’inverno rendevano Narvik uno sbocco particolarmente importante per l’esportazione del minerale. Controllare la città significava quindi incidere su una risorsa essenziale per l’industria bellica tedesca e sugli equilibri militari dell’Europa settentrionale.
Il 9 aprile 1940 le forze tedesche occuparono Narvik. Nei giorni successivi, il porto e il fiordo furono teatro di due importanti battaglie navali, combattute fra cacciatorpediniere tedeschi e unità britanniche, con il coinvolgimento delle forze norvegesi. I combattimenti proseguirono anche sulla terraferma e sulle montagne circostanti, in un conflitto che avrebbe segnato profondamente la storia della città.
Molte imbarcazioni affondarono durante gli scontri, lasciando sul fondo testimonianze che ancora oggi richiamano appassionati di storia e subacquei da tutto il mondo. L’area di Narvik è infatti considerata una destinazione di rilievo per le immersioni sui relitti della Seconda guerra mondiale.
Fra i nomi più noti figurano le navi da difesa costiera norvegesi PS Norge e PS Eidsvold, affondate durante l’attacco tedesco del 9 aprile, e diversi cacciatorpediniere tedeschi, fra cui Wilhelm Heidkamp, Anton Schmidt ed Erich Giese. A questi si aggiungono relitti di navi mercantili e da trasporto, come la M/S Neuenfels.

Ogni relitto ha una storia distinta e una propria collocazione nel complesso scenario delle battaglie. Non tutti si trovano nello stesso tratto di mare: alcuni giacciono nel porto di Narvik, altri nelle acque più ampie dell’Ofotfjord e dei suoi rami.
Tra i casi più suggestivi c’è anche quello del cacciatorpediniere tedesco Z2 Georg Thiele, gravemente danneggiato durante la seconda battaglia navale del 13 aprile 1940 e finito a riva nel Rombaksfjord. I resti della nave sono ancora in parte visibili dalla terraferma, nei pressi di Sildvik.
Una parte essenziale dell’esperienza con See Narvik è affidata alla narrazione. John accompagna gli ospiti attraverso la storia della città, mettendo in relazione elementi che, osservati separatamente, potrebbero sembrare distanti: il porto, la ferrovia, il commercio marittimo, la geografia del fiordo e le operazioni militari.
È questo intreccio a dare profondità all’escursione. Il relitto non appare come un oggetto isolato sul fondo del mare, ma come il risultato di eventi che hanno coinvolto uomini, navi e intere comunità. La sua posizione acquista significato quando viene inserita nel racconto della battaglia, delle strategie navali e dell’importanza di Narvik per il controllo delle rotte commerciali.

Il drone subacqueo diventa così un vero strumento di conoscenza. Le immagini in diretta avvicinano il pubblico a un ambiente normalmente inaccessibile.
Per chi desidera andare oltre l’osservazione dalla superficie, Narvik offre anche la possibilità di esplorare i relitti con immersioni subacquee. L’attività non è riservata alla bella stagione: nelle condizioni appropriate, l’inverno può offrire occasioni migliori in termini di limpidezza per scendere nelle acque fredde del fiordo e osservare da vicino le strutture delle navi affondate.
Consigli
Dopo l’esperienza in acqua, consigliamo la visita al Narvik Krigsmuseum, ovvero il Museo della guerra di Narvik, che rappresenta il completamento naturale del percorso. Il museo approfondisce la Battaglia di Narvik e il più ampio contesto dell’invasione tedesca e dell’occupazione della Norvegia, offrendo strumenti per comprendere le vicende che hanno trasformato la città e il territorio circostante (leggi l’approfondimento).

Forse l’aspetto più sorprendente dell’Ofotfjord è proprio il contrasto fra la bellezza del paesaggio e la storia che si nasconde sotto la sua superficie. Oggi queste acque sono attraversate da imbarcazioni turistiche e commerciali, circondate da montagne che cambiano colore con la luce e con le stagioni. In inverno, il paesaggio può assumere tonalità austere e silenziose; d’estate, la luce nordica ne rivela dettagli e profondità. Sotto questa superficie, tuttavia, rimangono i segni di uno dei capitoli più drammatici della storia norvegese contemporanea.
Il valore dell’esperienza di See Narvik si rivela proprio ricordarci che anche i paesaggi più suggestivi custodiscono storie che non si vedono a prima vista. E che, a volte, per comprenderle, bisogna imparare a guardare sotto la superficie.



