Oslo sta cambiando rapidamente il proprio modo di raccontarsi attraverso la gastronomia. Accanto alle insegne ormai consolidate della scena nordica, stanno nascendo nuovi indirizzi che scelgono di guardare più attentamente a ciò che hanno intorno. È in questo scenario che si inserisce Cafe Watt, il ristorante del rinnovato Savoy 1918, hotel situato a Tullinløkka e destinato a diventare il primo indirizzo di Oslo appartenente a Small Luxury Hotels of the World.
Il progetto gastronomico porta la firma di Nils Flatmark, chef norvegese con una lunga esperienza nell’ospitalità di alto livello e un palmarès costruito anche attraverso le competizioni della Norwegian Chefs’ Association.

Aperto il 15 giugno 2026, il ristorante nasce con l’ambizione di valorizzare le tradizioni gastronomiche norvegesi senza rinunciare a uno sguardo contemporaneo. Una filosofia che trova una sintesi efficace nelle parole dello stesso Flatmark: una cucina discreta, onesta e guidata dalla natura. Il progetto di Cafe Watt viene infatti presentato come un ritorno a ciò che è vicino, stagionale e profondamente legato alla cultura alimentare del Paese.
E il percorso degustato sembra confermare questa direzione.
Si comincia con un cocktail di benvenuto e con un piccolo assaggio di Matjesild, aringa accompagnata da rugbrød, il tradizionale pane di segale, e Jersey rømme, una ricca panna acida.

L’aringa è uno degli ingredienti che più immediatamente riconducono alla cultura alimentare nordica, qui viene proposta sapida, morbida, grassa, con il pane di segale a fornire struttura e la panna acida a introdurre freschezza e una piacevole componente lattica.
Un piatto semplice, con il quale Flatmark sembra voler stabilire fin dall’inizio le coordinate della propria cucina: non reinventare a tutti i costi ciò che appartiene alla tradizione, ma comprenderne l’essenza e riportarla nel presente.

Con la Pannestekt Kamskjell, la capesanta rosolata in padella con mela e sambuco, il registro si fa più elegante. La cottura dona al mollusco una superficie leggermente dorata e una maggiore concentrazione aromatica, lasciandone però intatta la naturale dolcezza. La mela porta acidità e una nota fruttata, mentre il sambuco aggiunge un profilo floreale, sottile ma riconoscibile. È un piatto costruito per sottrazione: pochi ingredienti, nessuno dei quali sembra voler prevalere sull’altro.
Ad accompagnarlo, André Goichot Mâcon-Villages 2022, una denominazione della Borgogna meridionale a base Chardonnay. La freschezza del vino sostiene la componente acidula della mela, mentre la sua morbidezza accompagna la consistenza carnosa della capesanta.

Uno dei piatti più interessanti del percorso è il Byggotto, preparato con cereali biologici provenienti da Skjåk, piselli verdi e zucca grigliata. Il riferimento al risotto è evidente nella tecnica e nella consistenza, ma la sostituzione del riso con l’orzo cambia completamente il carattere della preparazione.
Qui il cereale diventa protagonista, con una consistenza piacevolmente tenace che fa da base alla dolcezza della zucca e alla freschezza vegetale dei piselli. La grigliatura della zucca introduce una componente tostata che rende il piatto più profondo e gli impedisce di scivolare verso una dimensione eccessivamente dolce.
È una portata che esprime bene l’idea di valorizzazione dell’ingrediente quotidiano: non c’è bisogno di un prodotto raro per costruire un piatto gastronomicamente interessante. Il vino scelto per accompagnarlo è Le Pigeonnier Côtes du Rhône 2023, che ritroveremo anche sulla carne. Una scelta meno immediata rispetto a un bianco, ma interessante proprio per la sua capacità di accompagnare la componente tostata della zucca e la maggiore struttura del cereale.

Il frutto e la morbidezza del Côtes du Rhône riescono inoltre a creare un ponte verso la portata successiva, evitando una cesura netta nel percorso.
Con l’Ungfe Culotte, una culotte di manzo servita con jus, senape sottaceto e cavolo verza, la cucina diventa più carnosa e profonda. La carne porta naturalmente una maggiore intensità gustativa, mentre il jus ne concentra ulteriormente i succhi. È però la senape sottaceto a svolgere un ruolo decisivo: la sua acidità interviene sulla componente grassa della carne, ripulendo il palato e rendendo il boccone più dinamico. Il cavolo verza completa il piatto con una componente vegetale che lo mantiene ancorato alla stagione e alla sensibilità nordica della cucina.

Il Côtes du Rhône 2023, condiviso con il Byggotto, acquista qui una funzione diversa. Se con il cereale dialogava soprattutto con le note tostate e vegetali, con la carne trova un terreno più classico: struttura, frutto e morbidezza accompagnano il jus e la componente proteica senza entrare in conflitto con l’acidità della senape.
La chiusura è affidata alla Frossen Mousse, una mousse gelata, assimilabile a un semifreddo, preparata con Tjukkmjølk biologico di Røros, biscotto al miele e granité.
La Tjukkmjølk di Røros è un prodotto lattiero-caseario tradizionale norvegese, caratterizzato da una consistenza densa e da una piacevole acidità. Trasformarla nella base di un dessert permette di conservare una riconoscibile identità lattica, evitando la dolcezza uniforme di molti semifreddi. Il biscotto al miele porta una nota calda e avvolgente, mentre il granité introduce una componente fredda e più verticale, alleggerendo la chiusura.

Flatmark parla di una cucina discreta, onesta, guidata dalla natura. E il percorso al Cafe Watt restituisce proprio questa impostazione. Il ristorante racconta la Norvegia attraverso la concretezza di un cereale, l’acidità di un latticino, la sapidità di un’aringa, la dolcezza di una zucca o la freschezza di una mela. Una cucina che non rinnega la contemporaneità, ma sceglie di trovarla partendo da casa, in un dialogo costante con la città.
Cafe Watt
Universitetsgata 11
0164 Oslo, Norvegia
https://www.cafewatt.no/



