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Il canto immersivo della Terra tra memoria e trasformazione allo Scompiglio

Alla Tenuta dello Scompiglio il Quartetto Sincronie esplora natura, tradizione e cambiamento

Quartetto Sincronie, The Wind in High Places foto Massimo Bianchini

Lo scorso 20 giugno la Tenuta dello Scompiglio ha accolto un programma di rara esecuzione e fascino. Con The Wind in High Places, il Quartetto Sincronie ha attraversato tre diverse visioni del presente, costruendo un percorso in cui il quartetto d’archi diventa luogo di incontro tra memoria e futuro, tra fragilità ambientale e capacità di trasformazione. Un concerto che ha fatto dell’ascolto una forma di riflessione sul nostro rapporto con il mondo che abitiamo.

Il percorso si è aperto con Some Aspects of Peltoniemi Hintrik’s Funeral March (1969) di Aulis Sallinen, uno dei maggiori protagonisti della scuola finlandese contemporanea. Compositore spesso associato a una forma di modernismo lirico e narrativo, Sallinen ha sempre mantenuto un forte legame con il patrimonio musicale nordico. In questo Terzo Quartetto il punto di partenza è una celebre marcia funebre tradizionale finlandese, sottoposta a un processo di trasformazione continua.

Più che una serie di variazioni nel senso classico del termine, il brano appare come una lenta erosione della memoria. Il tema emerge, si deforma, si frammenta, come osservato attraverso prospettive sempre diverse. Nella lettura del Quartetto Sincronie la marcia assumeva una dimensione quasi simbolica: non soltanto il ricordo di una comunità o di una tradizione, ma la percezione di una perdita più ampia, di qualcosa che lentamente si allontana. L’idea suggerita dal programma di sala – una marcia funebre per un pianeta minacciato dall’azione umana – trova così una sua plausibilità musicale, senza mai trasformarsi in didascalia.

Quartetto Sincronie, The Wind in High Places
Quartetto Sincronie, The Wind in High Places

Al centro della serata si collocava The Wind in High Places (2011) di John Luther Adams, compositore statunitense che da decenni costruisce la propria ricerca sul rapporto tra musica, ambiente e percezione. Spesso accostato alla corrente minimalista americana, Adams si distingue in realtà per una scrittura che non utilizza la ripetizione come processo formale, ma come strumento di immersione sensoriale.

In questo quartetto gli strumenti vengono accordati secondo sistemi non convenzionali, producendo un universo armonico rarefatto, lontano dalle consuetudini della temperie occidentale. Il risultato è una musica che sembra sottrarsi alla dimensione umana della narrazione e dello sviluppo. Non accadono eventi nel senso tradizionale; si modifica piuttosto la qualità dell’ascolto.

Il vento evocato dal titolo viene reso percepibile attraverso microscopici mutamenti di densità, timbro e intonazione. Le linee degli archi si muovono come correnti atmosferiche, talvolta quasi immobili, talvolta attraversate da improvvise increspature. La sensazione è quella di un paesaggio sonoro osservato dall’interno.

In questo contesto il Quartetto Sincronie ha mostrato una notevole maturità interpretativa. Lontano da ogni enfasi espressiva, l’ensemble ha saputo sostenere la fragilissima architettura del brano con controllo del suono e precisione dell’intonazione, qualità indispensabili in una partitura che vive soprattutto nelle sfumature.

Se Adams guarda alla natura come forza autonoma e rigeneratrice, Mas Lugares (2003) di Stefano Scodanibbio affronta invece il tema della memoria culturale. Figura centrale della musica contemporanea italiana e straordinario innovatore delle tecniche degli archi, Scodanibbio costruisce qui un dialogo a distanza con alcuni madrigali di Claudio Monteverdi.

Il materiale monteverdiano non viene citato né ricostruito filologicamente. Piuttosto, viene attraversato, osservato da nuove angolazioni, come se il compositore cercasse di portarne alla luce possibilità rimaste inesplorate. Frammenti melodici, risonanze armoniche e gesti strumentali emergono e scompaiono all’interno di una scrittura che amplia continuamente le risorse timbriche del quartetto.

L’operazione è particolarmente significativa perché evita sia la nostalgia sia la decostruzione. Monteverdi non è un monumento da conservare né un oggetto da smontare, ma una presenza viva con cui entrare in relazione. Il passato diventa materiale attivo di trasformazione.

Quartetto Sincronie, The Wind in High Places ph Fermata Spettacolo

In questo senso The Wind in High Places si è rivelato un programma sorprendentemente unitario. Sallinen riflette sulla perdita, Adams sulla resilienza della natura, Scodanibbio sulla capacità della tradizione di rigenerarsi. Tre prospettive diverse che convergono in una medesima domanda: come abitare il presente senza interrompere il dialogo con ciò che ci ha preceduto?

Il Quartetto Sincronie – formato da Houman Vaziri e Agnese Maria Balestracci ai violini, Arianna Bloise alla viola ed Elide Sulsenti al violoncello – affronta da anni il repertorio contemporaneo con un lavoro approfondito sulle tecniche e sui linguaggi del Novecento e del nuovo secolo. Questa familiarità con le scritture più complesse è emersa con chiarezza durante l’intero concerto, non tanto come virtuosismo esecutivo, quanto come capacità di dare coerenza a universi sonori profondamente differenti.

Ne è emersa una riflessione sul concetto stesso di trasformazione, dove la natura, la memoria e la tradizione appaiono come processi continui di mutamento. E forse proprio qui risiede la forza del programma: nel ricordarci che conservare non significa immobilizzare, ma continuare a reinventare ciò che rischia di andare perduto.

PANORAMICA RECENSIONE
Voto
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il-canto-immersivo-della-terra-tra-memoria-e-trasformazione-allo-scompiglioQuartetto Sincronie <br>The Wind in High Places <br>Aulis Sallinen, String Quartet No. 3, Some Aspects of Peltoniemi Hintrik's Funeral March <br>John Luther Adams, The Wind in High Places <br>Stefano Scodanibbio, Mas lugares per quartetto d’archi <br>Quartetto Sincronie <br>Houman Vaziri, Agnese Maria Balestracci violini <br>Arianna Bloise, viola <br>Elide Sulsenti, violoncello <br>il concerto è co-curato da Franco Masotti

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