Home Teatro Il dio del massacro: anatomia di una deflagrazione domestica

Il dio del massacro: anatomia di una deflagrazione domestica

Al Nuovo Rifredi Scena Aperta la regia chirurgica di Antonio Zavatteri restituisce al testo di Yasmina Reza tutta la sua ironica spietatezza

LE DIEU DU CARNAGE © Federico Pitto

Due coppie si incontrano per discutere con civiltà di un incidente tra i rispettivi figli: un bastone, due incisivi rotti. È tutto. Da questo dettaglio minimo prende avvio Le Dieu du carnage, congegno teatrale costruito da Yasmina Reza per smontare, con progressiva precisione, la facciata della convivenza borghese.

Nell’allestimento andato in scena al Nuovo Rifredi Scena Aperta di Firenze, prodotto dal Teatro Nazionale di Genova, la macchina scenica è asciutta e implacabile. Il testo è noto anche per la versione cinematografica di Carnage diretta da Roman Polanski, ma qui torna alla sua dimensione originaria: il teatro come spazio chiuso, luogo di esposizione e di scontro, senza vie di fuga.

La regia di Antonio Zavatteri sceglie una pulizia visiva rigorosa, affidata alle scene e luci di Nicolas Bovey. Lo spazio è un ring asettico di pareti bianche, inondato da una luce neutra che non offre zone d’ombra. Al centro, un divano grigio chiaro; tutto è ton sur ton, tutto è terribilmente civile. A incrinare quell’equilibrio solo il rosso: dei papaveri in un vaso e un quadro acceso sulla sinistra, feticcio artistico della padrona di casa. Un presagio silenzioso del sangue (metaforico) che sta per scorrere.

LE DIEU DU CARNAGE © Federico Pitto
LE DIEU DU CARNAGE © Federico Pitto

La dinamica iniziale è quella di una partita a scacchi. Due coppie unite, compatte, schierate a difesa della propria prole dopo una lite ai giardini finita male. Linguaggio misurato. Sorrisi di circostanza. Dichiarazioni condivise. Poi qualcosa si sposta.

La porta è aperta, ma nessuno se ne va. Ogni tentativo di congedo fallisce. Si resta lì, inchiodati al salotto, come in una trappola sociale degna di Buñuel. Non c’è costrizione fisica: solo l’ego che trattiene, il bisogno di avere l’ultima parola, di affondare un’ultima stoccata.

Le alleanze saltano. Dal “noi contro loro” si scivola in un tutti contro tutti. Le frasi si accorciano. I toni si alzano. Le buone maniere cedono il passo all’irritazione, poi al disprezzo. La comicità è l’arma più affilata dello scontro. Una battuta diventa un’accusa. Un silenzio diventa uno schiaffo. La commedia si trasforma in scontro. E lo scontro non fa prigionieri.

LE DIEU DU CARNAGE © Federico Pitto

Il cast lavora di precisione, senza indulgere alla caricatura. Andrea Di Casa costruisce un Michel Houllié che si sfalda progressivamente: dalla bonomia conciliante emerge un rancore piccolo, ostinato, quasi puerile. Alessia Giuliani disegna una Véronique impeccabile nel suo intellettualismo radical chic: accumula rabbia sotto una facciata di pacata superiorità morale, per poi farla deflagrare in una tensione lucidissima e feroce. Francesca Agostini gestisce con misura il lato più fisico di Annette, trovando tempi comici efficaci senza scivolare nell’eccesso. Antonio Zavatteri, nei panni dell’avvocato Alain Reille, incarna un cinismo freddo e costante: il telefono sempre in mano, l’arroganza professionale, l’indifferenza morale. È lui a spingere il meccanismo oltre il limite, a trasformare la discussione in campo di battaglia.

Tutto comincia con due incisivi rotti. Finisce con quattro adulti che si sbranano a vicenda. I genitori si specchiano nei figli e scoprono di non essere migliori. La civiltà è solo una vernice sottile, basta un urto minimo perché si screpoli.
Il salotto borghese, così ordinato e luminoso, si rivela una gabbia. Non c’è catarsi. Non c’è redenzione. Solo un massacro verbale che diverte e inquieta.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Drammaturgia
Attori
Allestimento scenotecnico
Pubblico
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il-dio-del-massacro-anatomia-di-una-deflagrazione-domesticaLE DIEU DU CARNAGE <br>di Yasmina Reza <br>con Francesca Agostini, Andrea Di Casa, Alessia Giuliani, Antonio Zavatteri <br>traduzione Laura Frausin Guarino, Ena Marchi <br>scene e luci Nicolas Bovey <br>costumi Anna Missaglia <br>regia Antonio Zavatteri <br>produzione Teatro Nazionale di Genova

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