La Presidente di UNOAERRE, Maria Cristina Squarcialupi – attuale Presidente di Confindustria Federorafi – ha presentato a Milano l’installazione immersiva di Felice Limosani, destinata a occupare dal 9 maggio all’8 giugno 2026 le sale del Palazzo della Fraternita dei Laici, fulcro rinascimentale della Piazza Grande vasariana ad Arezzo, che si configura come un’esperienza sinestetica di video mapping monumentale, colonna sonora originale e narrazione vocale.
Limosani, da tempo riconosciuto come artista multidisciplinare tra i più raffinati e innovatore nelle Digital Humanities, compie qui un gesto di radicale trasfigurazione: libera l’oro dal suo peso storico – accumulato attraverso secoli di desiderio, conflitto, accumulazione e ostentazione – per ricollocarlo nel registro sublime della materia celeste. L’oro non è più soltanto metallo nobile, bene rifugio o feticcio di potere; diventa invece traccia tangibile della kilonova, l’esplosione cataclismica di due stelle di neutroni che, secondo le più recenti acquisizioni astrofisiche, ha disseminato l’universo di atomi aurei. In tal senso l’oro cessa di essere “figlio del sole” nel senso quasi mitografico leonardesco per rivelarsi letteralmente polvere siderale.

L’artista intreccia con sapiente equilibrio tre livelli di senso:
- la memoria artigianale e manifatturiera di un’impresa che da un secolo incarna l’eccellenza del saper fare orafa italiano;
- la narrazione scientifica dell’origine stellare degli elementi pesanti;
- la dimensione spirituale e antropologica che vede nell’essere umano stesso un frammento di cosmo pensante, un “figlio delle stelle” in cui brilla – come recita l’eco dantesca conclusiva – l’amore che «move il sole e l’altre stelle».
Le immagini, sospese tra astrazione pittorica e figurazione cosmologica, fluiscono sulle pareti cinquecentesche, creando un dispositivo immersivo che non si limita a rappresentare, ma aspira a indurre un’esperienza quasi contemplativa. L’intento dichiarato è quello di “aprire il cuore prima delle menti”, mossa che colloca l’opera in una linea ideale che dal neoplatonismo rinascimentale arriva alle pratiche di arte partecipativa e terapeutica del nostro tempo.
Non a caso Polvere di Stelle si candida a diventare strumento didattico per le scuole e supporto alla terapia del dolore in ambito ospedaliero: un’ambizione sociale che nobilita ulteriormente il progetto, sottraendo l’oro alla logica meramente economica per restituirlo alla ricerca alchemica della trasmutazione interiore, quella “pietra filosofale” che era, in fondo, elevazione dello spirito.
Felice Limosani realizza così un’opera che non celebra semplicemente un anniversario aziendale, ma lo trascende: in cento anni di storia produttiva ritrova il respiro millenario della materia e il destino ultimo dell’umano, destinato – come tutto ciò che esiste – a tornare «polvere, polvere di stelle». Un’elegia cosmica che, nel cuore di Arezzo, trasformerà per un mese il palazzo rinascimentale in un osservatorio dell’invisibile.