The Maids. Materials, ciò che resta nell’acqua

Al Teatro Era di Pontedera, Jarosław Fret riparte da Le serve di Genet per intrecciare guerra, violenza e identità.

Jaroslaw Fret The Maids-Materials ph. Magdalena Cydzik
Jaroslaw Fret, The Maids. Materials ph. Magdalena Cydzik

Una cannella aperta. Quando il pubblico entra nella sala del Teatro Era di Pontedera, l’acqua ha già colmato il lavandino e invaso lo spazio scenico. Il suo scorrere continuo si mescola al gocciolio che cade oltre il bordo, creando un sottofondo insistente. A terra, un’enorme vasca raccoglie il flusso che continua a traboccare, come se qualcosa ostruisse lo scarico. È qui, con l’acqua alle caviglie, che si muovono le tre interpreti di The Maids. Materials. Un ambiente freddo, oscuro e disturbante.

Jarosław Fret riparte da Les Bonnes di Jean Genet, ma trasferisce le tensioni del testo in un centro di accoglienza per rifugiate. Tre donne provenienti da mondi diversi cercano di raccontarsi attraverso giochi, piccole azioni quotidiane e una lingua che nasce sul momento, fatta di frammenti ed errori, mai del tutto padroneggiata. Fra colloquio, confessione e interrogatorio, dichiarare la propria identità diventa anche un modo per rivendicare dignità. Di Genet rimane il rapporto fra servitù e potere, il cerimoniale con cui Claire e Solange assumono e rovesciano i rispettivi ruoli. Qui quella relazione si allarga alla condizione di chi è costretto a chiedere asilo e a giustificare la propria esistenza.

Una scena immobile, ma in movimento. L’acqua è l’elemento più interessante dell’allestimento. Accompagna ogni movimento, impregna vestiti e corpi, raccoglie i riflessi. Si tenta di liberare lo scarico otturato, si versa acqua in bicchieri già colmi, ci si lava come per cancellare macchie invisibili. Gesti semplici che rimandano alla vergogna, alla violenza subita, a una memoria dalla quale è impossibile liberarsi. Tutto si bagna, nulla riesce ad asciugarsi. Le donne sembrano sospese fra un luogo che hanno lasciato e uno che ancora non le accoglie. Anche il rifugio finisce per somigliare a una prigione senza sbarre.

Jaroslaw Fret, The Maids.Materials ph. Magdalena Cydzik
Jaroslaw Fret, The Maids. Materials ph. Magdalena Cydzik

Accanto a Genet entrano Stabat Mater Furiosa di Jean-Pierre Siméon e Muoio come un Paese di Dimitris Dimitriadis, insieme a documenti, voci e immagini. Il video e il videomapping ampliano lo spazio scenico, mentre pannelli mobili lo restringono in ambienti simili a stanze d’interrogatorio. Le superfici specchianti frammentano le figure, sedie bianche e abiti sospesi emergono dal buio, dando vita a immagini di notevole suggestione.

Le scarpe rosse, il vestito rosso e il rossetto rosso sulla pelle: immagini che arrivano già cariche di un significato fin troppo dichiarato. Di tutt’altra forza le sedie a rotelle, la cui presenza introduce un’inquietudine più difficile da decifrare. Altri elementi si aggiungono, fino a sovraccaricare una composizione nella quale la denuncia, spesso affidata a immagini didascaliche, finisce per perdere incisività.

Aleksandra Kugacz-Semerci, Mara Opris e Monika Wachowicz affrontano una prova fisicamente impegnativa, anche se con registri e intensità diversi. Si muovono nell’acqua, spingono la voce, ripetono gesti che sembrano non trovare una conclusione. I gesti si reiterano senza aggiungere nuovi significati e, con il procedere dello spettacolo, la tensione si allenta. La crudezza iniziale lascia progressivamente spazio alla stanchezza e, in alcuni momenti, alla noia.

The Maids. Materials convince soprattutto per la costruzione dello spazio e per alcune immagini di forte impatto. La composizione nel suo insieme è più discontinua: la ricchezza dei materiali non sempre trova una corrispondente forza drammaturgica. La devastazione, evocata con insistenza, rischia di diventare una presenza quasi indistinta.

Alla fine, l’acqua è ancora lì. Non si è ritirata, non ha lavato via nulla. È rimasta sul pavimento, sotto i piedi, come una ferita che non riesce ad asciugarsi. Un’immagine semplice e inquietante, che conserva una forza maggiore di molti dei simboli disseminati nella scena.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Drammaturgia
Interpreti
Allestimento scenotecnico
Pubblico
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the-maids-materials-cio-che-resta-nellacquaThe Maids – Materials <br>regia: Jaroslaw Fret <br>interpreti: Aleksandra Kugacz-Semerci, Mara Opris, Monika Wachowicz <br>video: Jarosław Fret, Adrian Jackowski, Jarosław Siejkowski / videomapping: Jarosław Siejkowski <br>scenografia e disegno luci: Jaroslaw Fret / assistente alle luci: Maciej Madry

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