
“Ci troviamo nel futuro. Un futuro finalmente armonico e civile, dove il denaro è tornato ad essere semplicemente un mezzo.”
Poliedrica, scorretta, scomoda, Sabina Guzzanti dal 2015 gira l’Italia con lo spettacolo Come ne venimmo fuori. Proiezioni dal futuro, a metà tra la conferenza e lo show. L’attrice e autrice, da anni cacciata dalla televisione italiana per i suoi programmi di denuncia, sfodera le armi per dare vita a una galleria di imitazioni esilaranti che smorzano il flusso di parole, le descrizioni, le esternazioni su quello che viene da lei chiamato “secolo di merda”. Siamo nel futuro, Sabina è SabnaQÆ’2, prescelta per pronunciare il discorso di commemorazione di una ricorrenza, la fine di un arco temporale feroce, demenziale, alienante: il periodo 1989- 2041.
Il pubblico diventa involontariamente una folla di cittadini contemporanei all’epoca del personaggio – illudendosi per una sera di essere realmente fuori dal “secolo di merda”. SabnaQf2 vuole fare luce, documentarsi, capire come la società occidentale sia riuscita a cadere così in basso e solo ogni tanto, in momenti rivoluzionari e di riseveglio civile, in grado di sollevarsi. Lei, figlia di un’era di benessere spirituale, dove i conflitti non sfociano in stragi e l’individuo ha imparato le tecniche di una convivenza pacifica. Ecco che nel suo frullatore di immagini finiscono tutti i lati oscuri e grotteschi delle nostre esistenze, dalla dipendenza dai social col dilagarsi di un’aggressività virtuale, alla scarsa partecipazione politica e l’assuefazione al consumismo. Emergono nomi di leader come Matteo Renzi, processi di distruzione e abbrutimento, il lento massacro del welfare, lo sbandamento della masse a opera dei mezzi di comunicazione.
Parodia e satira, intelletto e incisività scenica si uniscono a parti puramente teoriche sullo sviluppo del neoliberismo – vera, grande, unica ideologia superstite che regola attualmente il mercato. Il mercato, bestia autoreferenziale che tutto ingoia asfaltando l’individuo e i suoi reali interessi. Il denaro divenuto non mezzo ma scopo ultimo, complice un lavaggio del cervello sempre più perfezionato, per cui il nostro ultimo scarto di libertà è scrivere su Facebook. Al punto che, dice SabnaQf2, pensare divenne pesante, sempre più difficile, sempre più pauroso e causa di dolore. Finché non si smise di pensare. E al punto morto, ecco come ne venimmo fuori. Con una “botta di culo”. Un colpo di fortuna. Una reazione imprevista, una forte scossa, il risveglio della creatività , del desiderio di creare nuovi universi. Così ne venimmo fuori.
Amatissima dal pubblico la Guzzanti, sempre in prima linea, lanciando sos dal futuro.














