Home Arte Yayoi Kusama alla Fondation Beyeler: abitare l’infinito

Yayoi Kusama alla Fondation Beyeler: abitare l’infinito

Installation view «Yayoi Kusama», Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2025 Infinity Mirrored Room – Illusion Inside the Heart, 2025 © YAYOI KUSAMA Photo: Mark Niedermann

Alla Fondation Beyeler di Basilea, si è da poco conclusa la prima grande retrospettiva svizzera dedicata a Yayoi Kusama (12 ottobre 2025 – 25 gennaio 2026), un vero dispositivo mentale e sensoriale. Oltre trecento opere, distribuite in più di dieci sale e nel parco che circonda l’architettura di Renzo Piano, hanno disegnato più di settant’anni di pratica artistica fondata su un gesto primario e ineludibile: la ripetizione ossessiva come forma di sopravvivenza, come strategia di annullamento dell’io e, insieme, come atto di conoscenza del mondo.

Installationsansicht «Yayoi Kusama», Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2025Narcissus Garden, 1966/2025 © YAYOI KUSAMA Foto: Matthias Willi
Installationsansicht «Yayoi Kusama», Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2025
Narcissus Garden, 1966/2025
© YAYOI KUSAMA
Foto: Matthias Willi

Fin dalle prime opere realizzate a Matsumoto, la visione di Kusama è segnata da una percezione allucinata della realtà naturale. I motivi floreali, le trame, i ritmi organici non sono semplici osservazioni, ma invasioni del campo visivo, espansioni che cancellano i confini tra corpo e ambiente. L’artista nipponica racconta di stanze e paesaggi interamente ricoperti da un unico motivo, fino a far scomparire la propria figura: un’esperienza che non è metafora, ma trauma fondativo, e che diventerà la matrice di tutta la sua poetica.

KUSAMA con YELLOW TREE / Living Room alla Triennale di Aichi, 2010
© YAYOI KUSAMA, Courtesy of Ota Fine Arts, Victoria Miro, David Zwirner

Con il trasferimento a New York alla fine degli anni Cinquanta, questa tensione si traduce negli Infinity Nets: superfici interamente occupate da trame ripetute, dipinte fino allo stremo, in un processo quasi rituale. La rete si estende potenzialmente oltre la tela, oltre il quadro, oltre il corpo stesso dell’artista. È un gesto compulsivo, ma anche una disciplina: attraverso la reiterazione, Kusama tenta di misurare l’incommensurabile, di confrontarsi con l’idea di un universo senza centro e senza limiti, riducendo se stessa a un singolo punto tra miliardi.

Yayoi KusamaUntitled (Chair), 1963Sedia, stoffa cucita e imbottita e pittura, 81 x 93 x 92 cmCollection of the artist © YAYOI KUSAMA

La logica dell’accumulo invade presto lo spazio tridimensionale. In opere come Untitled (Chair), appartenenti alla serie delle Accumulations, la ripetizione si fa carnale e perturbante. La poltrona, soffocata da protuberanze falliche in tessuto imbottito, è un corpo invaso, una domesticità trasformata in organismo pulsante. L’ironia convive con il disgusto, il gioco con l’angoscia. La forma nasce da un impulso irrefrenabile a coprire, moltiplicare, saturare: un modo per neutralizzare la paura attraverso la sua reiterazione, per trasformare il trauma in pattern.

Installation view «Yayoi Kusama», Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2025 Infinity Mirrored Room – The Hope of the Polka Dots Buried in Infinity Will Eternally Cover the Universe, 2025 © YAYOI KUSAMA Photo: Mark Niedermann

Questa pulsione trova una dimensione cosmica e contemplativa nelle Infinity Mirror Rooms, cuore esperienziale della mostra. Tra esse, la nuova Infinity Mirrored Room – Illusion Inside the Heart(2025) e la ancor più intima Infinity Mirrored Room – The Hope of the Polka Dots Buried in Infinity Will Eternally Cover the Universe (2025), realizzate appositamente per la Beyeler, appaiono come le più introspettive e radicali. Lo spazio, tentacolare e avvolgente, si configura come una cavità luminosa in cui punti di luce si moltiplicano all’infinito grazie alle superfici specchianti, generando una profondità senza orizzonte. Non esiste più un centro stabile: il visitatore viene frammentato, disseminato, assorbito in una costellazione di riflessi che ne dissolvono la presenza unitaria.

Il titolo sposta l’infinito dal cosmo al cuore, dalla dimensione ottica a quella emotiva. L’illusione non è inganno, ma condizione necessaria per accedere a una verità interiore: la perdita dei confini dell’io. La stanza funziona come una proiezione spaziale di quello stato psichico che Kusama ha descritto come self-obliteration, un annullamento non nichilistico ma liberatorio, in cui l’individuo si riconosce come particella di un tutto in espansione. La luce non aggredisce, ma avvolge; lo spazio non spettacolarizza, ma sospende. È un respiro cosmico, lento, ipnotico, in cui la compulsione alla ripetizione si trasforma in meditazione.

Yayoi Kusama
Narcissus Garden, 1966/2020
Veduta dell’installazione, Louisiana Museum of Modern Art
Sfere di acciaio inossidabile
Courtesy Ota Fine Arts, David Zwirner and Victoria Miro
Louisiana Museum of Modern Art /foto: Kim Hansen
© YAYOI KUSAMA

All’esterno, nel giardino, Narcissus Garden (1966/2025) prosegue questa riflessione in dialogo con il paesaggio. Le sfere specchianti galleggiano sull’acqua come atomi di un universo frammentato, riflettendo e moltiplicando cielo, alberi, corpi. Ogni visitatore si vede replicato all’infinito, perdendo la propria centralità in una rete di immagini instabili. L’opera, nata come critica al narcisismo del sistema dell’arte, assume qui una dimensione quasi metafisica: l’io come riflesso tra infiniti riflessi, senza più un’origine privilegiata.

Yayoi Kusama
Pumpkin, 1991
Acrilico su tela, 91 x 116,7 cm
Collection of the artist
© YAYOI KUSAMA

Tra le icone della maturità, Pumpkin (1991) introduce una nota di apparente semplicità. La zucca, con la sua forma primaria e i suoi colori accesi, è per Kusama un autoritratto simbolico: fragile e resistente, terrestre e cosmico. I pois che ne scandiscono la superficie non decorano, ma strutturano: sono cellule, particelle, unità minime di un ordine universale fondato sulla ripetizione. Nella moltiplicazione specchiante, la forma perde la sua singolarità per diventare archetipo, presenza mentale prima ancora che oggetto.

Yayoi Kusama
Everything about My Love, 2013
dalla serie My Eternal Soul, 2009–2021
Olio su tela, 194 x 194 cm
Collection of the artist
© YAYOI KUSAMA

Il versante pittorico più recente, rappresentato da opere come Everything about My Love (2013) del ciclo My Eternal Soul, rivela un’altra metamorfosi dell’impulso compulsivo. Qui la reiterazione non è più monocroma e ascetica, ma esplosiva, policroma, popolata di volti, occhi, fiori, segni che si affollano sulla superficie come pensieri insistenti. Il colore diventa veicolo di una vitalità febbrile, di un bisogno di affermazione che convive con la consapevolezza della fragilità. La ripetizione resta, ma si fa canto, preghiera, invocazione.

Tutto il percorso è attraversato dalla biografia, come stratificazione emotiva. Dall’infanzia tra i vivai di famiglia alle prime allucinazioni, dalla ribellione contro la tradizione pittorica giapponese all’esilio newyorkese, dagli happening radicali degli anni Sessanta al ritorno in Giappone e alla vita, scelta e protetta, in ospedale: ogni fase è segnata da una lotta con l’angoscia e con il bisogno di trasformarla in forma. La creazione, per Kusama, non è mai stata un’opzione, ma una necessità vitale, un atto ripetuto fino allo sfinimento per restare al mondo.

Installation view “Yayoi Kusama”, Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2025
© YAYOI KUSAMA
Photo: Mark Niedermann

Alla Fondation Beyeler, questa lunga traiettoria si ricompone come un’unica grande partitura ritmica. Punti, reti, tentacoli luminosi, zucche, corpi imbottiti, specchi: tutto obbedisce a una stessa pulsione, quella di ripetere per annullarsi e, annullandosi, toccare l’infinito. L’opera di Kusama non chiede allo spettatore di osservare, ma di entrare, di lasciarsi moltiplicare, di accettare per un istante la perdita dei propri confini. In quell’istante, forse, si apre lo spazio di una verità semplice e vertiginosa: essere uno tra i molti, un punto nel reticolo senza fine dell’esistenza.

Fondation Beyeler
Baselstrasse 101
CH-4125 Riehen/Basel
https://www.fondationbeyeler.ch/en/visit

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