La Biennale Arte di Venezia è da sempre uno specchio della contemporaneità. Non solo per il suo oggetto specifico, l’arte appunto, ma in generale come termometro del clima culturale e sociale in Italia e all’estero. E al manifesto di ogni edizione è affidato il compito di condensare in un’immagine lo spirito del tempo.
Visitare la mostra “Un racconto della Biennale Arte in 100 manifesti dall’Archivio Storico della Biennale di Venezia”, nei suggestivi locali del Museo Le Carceri ad Asiago, è come ripercorrere un pezzo di storia d’Italia seguendo i mutamenti degli stili e i percorsi del design.
La rassegna, promossa dal Comune di Asiago in collaborazione con La Biennale di Venezia, offre una selezione di esemplari originali e copie anastatiche curate dall’ASAC, l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee. Manifesti che dal 1895 al 2024 raccontano il modo in cui Venezia e l’Italia hanno guardato se stesse e il mondo.

Le prime locandine, quelle tra fine Ottocento e inizio Novecento, parlano ancora la lingua sinuosa dell’Art Nouveau: linee morbide, figure allegoriche, gusto decorativo.
Un’estetica che cambia bruscamente durante il ventennio fascista, quando il manifesto si fa anche efficace strumento politico, tra monumentalità littoria e retorica celebrativa.
Il secondo dopoguerra segna una rottura profonda e gli anni Sessanta portano nei manifesti della Biennale le sperimentazioni della grafica internazionale, mentre nel decennio successivo emergono la tensione politica e i conflitti sociali che percorrevano l’Italia e l’Europa.
Negli anni Ottanta c’è anche la suggestione della fantascienza che si fa largo tra le immagini, con atmosfere e cromie che guardano all’immaginario tecnologico del tempo. Si arriva così, passo dopo passo, alle soluzioni grafiche e fotografiche più contemporanee, dove il manifesto diventa sempre più oggetto di design, capace di dialogare con i linguaggi visivi globali.
In mostra figurano opere firmate da alcuni dei protagonisti assoluti della grafica e dell’arte del Novecento: Augusto Sezanne, Ettore Tito, Adolfo De Carolis, Marcello Dudovich, Brenno del Giudice, Franz Joseph Lenhart, Giacinto Mondaini, Giuseppe Riccobaldi, Paola Levi Montalcini, Carlo Scarpa, Massimo Vignelli, Heinz Waibl, Bob Noorda, il gruppo Unimark, Mario Cresci, Albe Steiner, Alessandro Zen, Clino Trini Castelli, Pierluigi Cerri, Messina-Montanari, Milton Glaser, Tapiro, Ettore Sottsass e Mario Milizia.
Nomi che hanno contribuito a costruire non solo l’identità visiva della Biennale, ma un pezzo della cultura visiva internazionale.
Fino al 20 settembre, la mostra è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.00. Ancora qualche settimana, dunque, per gettare uno sguardo insolito su un secolo di storia, letta e interpretata attraverso le immagini simbolo di un evento senza eguali come la Biennale Arte di Venezia.
Ulteriori informazioni si possono trovare sul sito www.asiago.to