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Toronto si capisce meglio a teatro

Alla scoperta della città attraverso i suoi teatri: dai grandi nodi della multiculturalità canadese fino agli spazi più significativi del teatro contemporaneo

Soulpepper Theatre ph Tom Arban

Chi arriva a Toronto lo capisce in fretta: questa città non ha un’identità, ha un sistema di convivenze. È un luogo fatto di approdi e genealogie rinegoziate. Basti pensare che quasi metà dei residenti è nata fuori dal Canada; il resto discende dai colonizzatori britannici, da ondate migratorie successive e, solo in proporzione molto più ridotta e storicamente marginalizzata, dalle popolazioni indigene. Toronto è la città multiculturale per eccellenza.

Per questo i musei, da soli, non bastano. La bulimia enciclopedica del ROM e la sintesi pittorica dell’AGO sono tappe interessanti. Ma Toronto, se davvero la si vuole leggere, chiede un’altra soglia. Il teatro, per esempio.

Conviene dirlo subito: le produzioni Mirvish si possono anche lasciare sullo sfondo. Non perché siano irrilevanti, tutt’altro. Rappresentano anzi il terminale impeccabile dell’intrattenimento nordamericano: musical e grandi produzioni che arrivano perlopiù già confezionati dagli Stati Uniti.

Soulpepper Theatre ph Tom Arban
Soulpepper Theatre ph Tom Arban

Proviamo, invece, ad addentrarci nell’identità più autoctona del teatro torontino. Soulpepper Theatre è uno dei luoghi migliori da cui iniziare. Si trova nel Distillery District, quartiere storico ricavato dall’ex distilleria Gooderham & Worts del XIX secolo. Mattoni rossi, memoria industriale e macchinari esposti dietro teche di vetro: in questo scenario Soulpepper occupa il ruolo del teatro autorevole, con produzioni rigorose, relativamente convenzionali, ma ancora capaci di aprirsi alle voci emergenti della scena canadese.

Assistendo a una produzione del Soulpepper, una cosa colpisce subito: la scena torontina continua a dare preminenza all’arco drammaturgico. Per un occhio italiano, abituato a una parte di teatro che ama pensarsi come esercizio critico e tematico, la differenza è evidente. Toronto, più spesso, preferisce intrattenere prima di convincere. Ma sarebbe un errore scambiare questa leggibilità per pacificazione. Dentro strutture spesso molto solide, la drammaturgia torontina torna di continuo sugli stessi nodi: identità frantumate, memorie diasporiche, radici seppellite nel dimenticatoio. In una città che fa della pluralità il proprio racconto ufficiale, il teatro sembra occuparsi soprattutto del costo di quella pluralità.

Stratford Festival ph Stratford Festival

Un secondo nodo centrale per capire il teatro a Toronto è una questione apertamente politica: che cosa significa, davvero, “teatro canadese”? Per un Paese che da decenni percepisce la pressione culturale americana come una minaccia concreta, la domanda è centrale. Basterebbe ricordare che nel secondo dopoguerra il Canada istituì la Massey Commission con l’obbiettivo dichiarato di contrastare l’influenza culturale degli Stati Uniti attraverso il rafforzamento delle istituzioni artistiche nazionali.

Lo Stratford Festival, a circa un’ora e mezza di macchina da Toronto, appartiene pienamente a questa costellazione ideologica. Fondato nel 1953, si tratta del più celebre festival teatrale del Paese e resta un pilastro della sua autorappresentazione culturale. Se si è in città tra primavera ed estate, il viaggio vale la pena. Anche Canadian Stage incarna questa tensione storica e politica, con il suo dichiarato intento di consolidare una voce nazionale.

Canadian Stage ph Canadian Stage

Ma è quando la compostezza si incrina che il discorso si fa davvero vivo. Theatre Passe Muraille è una meta essenziale per capire una parte della ricerca cittadina e della sua storia alternativa. Crow’s Theatre intercetta invece una drammaturgia contemporanea capace di restare articolata senza smettere di dialogare con il pubblico. Se però c’è un teatro che oggi merita davvero il viaggio, è Buddies in Bad Times Theatre.

Fondato nel 1979, Buddies è una delle istituzioni decisive per lo sviluppo di voci LGBTQ+ sulla scena canadese. Ma chiamarlo semplicemente “teatro” è già ridurlo. Talvolta discoteca, talvolta club, talvolta open mic, Buddies è soprattutto spazio sociale e dispositivo comunitario. In Italia continuiamo spesso a chiedere al teatro di elevarci. Buddies propone di ospitarci. Le sue produzioni, audaci e non sempre compiute fino in fondo, restituiscono bene la boldness di una scena che non si limita a riflettere il presente, ma prova ad anticiparlo.

Theatre Passe Muraille ph Theatre Passe Muraille

Se invece si volesse guardare Toronto da lontano, dal proprio comodino, sceglierei due nomi. Due drammaturghe: Erin Shields e Anusree Roy. La prima è nota per la rilettura in chiave contemporanea di materiali classici, miti e testi fondativi; la seconda per un teatro attraversato da tensioni familiari, violenza sociale e fratture tra generazioni e linguaggi. In modi diversi, entrambe aiutano a capire una cosa essenziale: che il teatro canadese contemporaneo, quando funziona davvero, non celebra mai semplicemente la pluralità. La mette sotto pressione.

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